sabato 20 settembre 2008

Addio ad Humberto Solàs, leggendario regista cubano


E' morto ieria soli 66 anni il leggendario regista cubano Humberto Solàs. Autore di film come il lungometraggio Un Hombre de suerte , Miel para Ochùn e Barrio Cuba, Humberto Solas dopo aver frequentato il Centro sperimentale di Cinema a Roma, fu il fondatore del Nuevo Cine Latinoamericano. Dopo la caduta del campo socialista il suo impegno si rivolse verso la ricerca dell'impatto che questo fatto avrebbe avuto sulla situazione economica e sul benessere del suo paese. Il non poter contare su altre risorese e l'aggravamento dovuto all'embargo del potente vicino del nord, rese la situazione cubana veramente drammatica e Solàs si dedicò a descrivere tutto quello che ascoltava, vedeva, constatava e sentiva. Lui per primo cambiò il suo stile di vita ed il suo modo di fare cinema per adeguarlo a quelle drammatiche circostanze, se prima spendava di più, dopo limitò le sue esigenze, se per molto tempo fece un tipo di cinima che non badava troppo ai costi in seguito trovò il modo di realizzare film di alta qualita ma a basso costo, quello che venne chiamato il Cine pobre. Lavorò intensamente, sfruttò le possibilità offerte dalle nuove tecnologie e dalla tecnica digitale, si circondò di operatori ed attori amici, come un capo pianificò la sua battaglia artistica.

La mia cineteca ha la fortuna di possedere quasi tutte le sue opere che mi sono riviste più volte tanto sono coinvolgenti ed emozionanti. Se il bellissimo Miel para Oshun non ottenne il meritato successo a livello internazionale pur essendo stato osannato in tutte le sale quando venne proiettato nel suo paese, Barrio Cuba ottenne il riconoscimento unanime di tutti i critici e di tutti gli amanti del cinema di qualità. Questo magnifico affresco della sua patria descrive magistralmente quell'epoca in cui l'imperialiasmo cercò di annientare economicamente e politicamente Cuba con la famigerata legge Helms-Burton che venne aggravata dal Presidente Bush con misure tese a dividere le famiglie cubane con il preciso scopo di affogare per fame la Revoluciòn. Barrio Cuba arrivò proprio quando in America Latina stavano nascendo movimenti indegeni in Messico, Ecuador, Bolivia e Perù, e quando in Venezuela si sviluppa la Rivoluzione Bolivariana guidata da Hugo Chàvez ed in Argentina Nestor Kirchner si ribella alle iomposizioni del Fondo Monetario Internazionale.

Humberto Solàs fu un combattente della lotta clandestina contro la tirannia di Fulgencio Batista e qullo spirito rivoluzionario non lo ha mai abbandonato. In un'intervista disse che Miel para Ochùn e Barrio Cuba facevano parte di una trilogia dedicata al suo amatissimo popolo, purtroppo la terza parte non la vedremo mai e questo rattrista ancora di più coloro che lo amarono, lo apprezzarono ed aspettavano con certezza di non venire delusi il risultato del suo lavoro, il suo straordinario cammino di artista e di uomo che tanto amore ed affetto ha dato e ricevuta dal quel suo popolo così straordinario che continua ad essere apprezzato da tutti gli uomini impegnati a costruire un mondo a misura d'uomo ed a lottare contro la barbarie che i potenti del mondo impogono e pretendono di continuare ad imporre a tutti i popoli del pianeta.

Grazie di essere esisto e per le grandissime emozioni che hai regalato a coloro che hanno avuto la fortuna di godere il frutto del tuo straordinario lavoro. Ti terrò sempre nel mio cuore accanto a coloro che hanno dedicato l'intera esistenza a costruire un mondo di pace e di giustizia.

Hasta la victoria siempre! Anche per te, Venceremos!!!!!!

sabato 13 settembre 2008

A Celia e Abel Hart Santamaria



Le drammatiche distruzioni provocate da Gustav e Ike hanno parzialmente occultato le notizie che riguardano altri fatti accaduti a Cuba in questo disgraziato inizio di settembre. La scorsa domenica sono mancati, vittime di un incidente stradale avvenuto all’Avana poco lontano da casa mia, i fratelli Celia e Abel Hart Santamaria rispettivamente di 45 e 48 anni. I due giovani erano nati dall’unione del Comandante Rivoluzionario Armando Hart Dàvalos e dell’eroina della Revoluciòn, Haydèe Santamaria Cuadrado, ed erano nipoti di Abel Santamaria, l’anima del Movimiento 26 de Julio che con l’assalto al Cuartel Moncada diede inizio alla Revoluciòn.
Dei due fratelli la più nota era sicuramente Celia, insegnante di fisica ma soprattutto intellettuale, scrittrice, collaboratrice di molti giornali di sinistra e convinta sostenitrice della necessità che lo spirito rivoluzionario continui, a Cuba e fuori, il suo percorso di liberazione dell’uomo dalla schiavitù e dall’egoismo dei potenti. Ammiratrice di Fidel Castro, del Che, di Trotzky e di tutti coloro che hanno lottato per la libertà dei popoli, nei suoi ultimi articoli ed interviste esprimeva il suo timore che Cuba corra il rischio di avviarsi verso una svolta di tipo “cinese”. “ Come dice Fidel, bisogna cambiare tutto quello che serve cambiare” sosteneva, ma poi aggiungeva che “ci sono cose che non si possono cambiare, cose che noi abbiamo conquistato con molto lavoro e con molta fatica.”
In poche parole Celia era una delle tante persone che a Cuba lottano perché le conquiste rivoluzionarie vengano preservate, anzi, rafforzate. Per questo di lei, e dei tanti che come lei sentono la necessità di non invertire il percorso rivoluzionario cubano, non si sente mai parlare. La grande stampa internazionale, anche quella “progressista”, preferisce dare enorme rilievo alle affermazioni di coloro, una piccola ed interessata minoranza, che parlano di un cambio in senso “democratico” per Cuba.
Celia sapeva benissimo dell’inganno che si cela dietro la propaganda imperialista per “la democrazia e la libertà”, per questo la sua scomparsa è una perdita gravissima per tutte quelle persone e quei movimenti che intendono opporsi all’inganno con il quale i potenti che dominano il mondo cercano di mettere in atto per appropriarsi con sempre maggior violenza delle risorse naturali ed umane del nostro pianeta.
Voglio chiudere questo post e ricordare Celia con queste sue parole rilasciate durante una recente intervista a Pagina 12:
“Io dico sempre che Cuba è l’unico paese ad avere un rivoluzionario come Presidente. Tutti gli altri sono governati da persone che si sono appropriate del potere indebitamente o tramite le elezioni, ma nessuno è arrivato al potere per via di un vero processo rivoluzionario. Era un lusso che solo noi avevamo.”

Hasta la victoria siempre Celia, compañera querida

lunedì 8 settembre 2008

INCRIMINATELA!!!!!!!!


Faccetta nera Condoleeza Rice ha risposto che non se ne parla nemmenmo alla richiesta cubana di sospendere l'embargo per permettere l'arrivo degli aiuti a Cuba che si trova a combattere la furia di Ike dopo le devastazioni di Gustav. Se questo non è un crimine contro l'umanità non so quali altri nefandezze si possono accettare dal paese più criminale della storia storia dell'umanità che da Hiroscima e Nagasaky, passando per il Vietnam, la Corea, e praticamente tutto il pianeta, ha commesso e continua a commettere quotidianamente crimini inaccettabili contro civili indifesi.

Questo ennesimo atteggiamento di disprezzo della vita umana e della sofferenza di chi si vede così duramente colpito dalla violenza della natura, provocata da comportamenti irresponsabili di uomini irresponsabili, dovrebbe sollevare le proteste di tutti i Capi di Stato degni di questo nome e l'incriminazione per crimini contro l'umanità di chi si rende responsabile di simili vergogne. Ma temo che assisteremo al solito colpevole silenzio di tutto il mondo "democratico". Forse è giunta l'ora che i popoli si facciano carico in prima persona dei problemi del pianeta incominciando a prendere a calci in culo tuti i governanti omertosi e collusi con la vergognosa arroganza dell'impero.

sabato 6 settembre 2008

PABLO MILANES EN LA TRIBUNA ANTIMPERIALISTA


L’inconfondibile voce di Pablo Milanès ha chiuso il ciclo di spettacoli estivi che nello stupendo scenario della Tribuna Antimperialista Josè Martì sono stati offerti durante tutta la stagione alla gioventù ed al popolo habanero. L’autore di temi memorabili come “Yolanda” e “Para vivir”, ha offerto un concerto indimenticabile della durata di oltre tre ore. In scena con Pablo, oltre alle figlie Haydèe, Lynn e Suilèn, alcuni importanti musicisti cubani che si sono offerti di accompagnare l’amico e maestro in questa importante serata. Con Polito Ibañez ha eseguito “La soledad”, con Santiago Feliù “El breve espacio”, con Robertòn de Los Van Van “Identidad”, con il trovador matancero Raùl Torres “Candil de nieve”. Indimenticabile l’esecuzione di “Ámame como soy” in coppia con Omara Portuondo. I più giovani si sono entusiasmati quando sul palco con Pablo si sono alternati David Blanco, Haila Maria Mompiè, Kelvis Ochoa e Los Aldeanos. Infine, ospite d’onore, il trovador portoriqueño Andy Montañes che con il suo album “Lineas paralelas” si è meritato recentemente il Premio Grammy Latino.

Tribuna Antimperialista, Malecòn e vie adiacenti ovviamente stracolme di gente, sopratutto giovani, che hanno accompagnato le esibizioni cantando e ballando. Un’altra domostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, di come la musica cubana impegnata a difesa della Revoluciòn, sia più viva che mai. Contro la sete di dominio dell’impero, le sue trame e le sue guerre, la voce di Cuba continua a farsi sentire ed a coinvolgere sempre più persone in difesa dei valori umani, dell’indipendenza dei popoli e dell’unità latinoamericana. E non invano visti i grandi cambiamenti in atto in America Latina dove, dopo pochi giorni dall’insediamento alla presidenza del Paraguay di Fernando Lugo Mèndez che ha posto fine ad oltre sessant’anni di dominio della destra, proprio ieri anche l’Honduras ha aderito all’ALBA (Alternativa Bolivariana per le Americhe), l’organizzazione che già vede partecipi Cuba, Venezuela, Bolivia e Nicaragua in un progetto di collaborazione economica alternativo alla famigerata ALCA con la quale l’imperialismo intende impossessarsi sempre più delle ricchezze dei paesi latinoamericani. Il Presidente hondureño Manuel Zelaya Rosales ha affermato con fermezza e senza timori reverenziali che l’Honduras non deve chiedere il permesso a nessuno per aderire all’ALBA, sancendo così la fine della dipendenza del suo paese dai condizionamenti statunitensi. Il Presidente Zelaya ha ricordato che i popoli dell’America Latina sono stati sottomessi per secoli senza poter raggiungere l’indipendenza economica, alimentare ed energetica, ora sono necessari cambiamenti strutturali radicali e L’ALBA è sicuramente un buon inizio.
Come ha sostenuto Pablo Milanès dopo il concerto, il processo rivoluzionario continua ad essere sostenuto dal popolo cubano e tutto il latinoamerica si sta mobilitando per la fine della dipendenza dall’imperialismo. “L’antimperialismo è sempre stato presente nel mio lavoro e nel mio pensiero” ha sostenuto il grande trovador cubano alla fine dell’entusiasmante concerto.
A proposito, di cosa hanno parlato oggi i nostri TG ed i nostri giornali? Sono quasi due mesi che non li ascolto e non li leggo, giuro, non ne sento la mancanza. Anzi, mi evito inutili arrabbiature, specialmente quando parlano i leader della “sinistra”.

giovedì 3 luglio 2008

Adios Ricardo


Ci hai lasciati questa notte,
sognavi di tornare in sella al tuo calesse

per traspostare la gente di Gaspar.

Perchè non ti sentivi vecchio

non sentivi i tuoi settantanove anni

e guai a chi te li ricordava!

Pensavi a comprarti un altro cavallo

magari anche qualche mucca e la casa da rifare,

ci mancava solo il tetto.

Ma sei stato sorpreso,

ci hai sorpresi,

e non ti vedrò più.

Addio Ricardo

Adios mi suegro querido

Adios

giovedì 19 giugno 2008

Frei Betto, ricordare il Che accarezzando la Revoluciòn cubana


Per commemorare gli ottannt'anni del Che, il miglior regalo sarebbe vedere le nuove generazioni credere e lottare per un altro mondo possibile.

di Frei Betto

Il 14 di giugno Che Guevara compirebbe ottant'anni. La sua militanza insieme a noi è terminata all'età di trentanove. Però non riuscirono ad ammazzarlo. Oggi è più vivo che nelle sue quattro decadi di vita reale. Inoltre sono pochi i rivoluzionari che come Mao e lo stesso Fidel, invecchiano. Molti versarono presto il loro sangue per contribuire al progetto di un mondo di libertà, giustizia e pace: Gesù con 33 anni; Martì, 42; Sandino, 38; Zapata, 39; Farabundo Martì, 38; solo per citare pochi esempi. Il nemico si deve strappare i capelli constatando che, oggi, il Che è più presente che durante l'epoca in cui loro credevano di poter assassinare le idee. Tentarono di tutto per condannarlo all'oblio; fecero a pezzi il suo corpo e nascosero le sue parti in luoghi diversi; inventarono su di lui ogni tipo di menzogna, non permisero che i suoi scritti circolassero in molti paesi. Fenice ostinata il Che rivive in foto, musica, spettacoli teatrali, film, poemi, novelle, sculture e testi accademici. Perfino una birra battezzarono con il suo nome, la Unique Garden; l'immagine del suo volto immortalato dalla famosa foto di Korda, occupa il centro delle abitazioni. Al constatare che le catene non imprigionano i simboli, ne le pallotole ammazano gli esempi, inventarono false biografie per cercare di diffamarlo. Invano. Perfino durante gli incontri di calcio gli appassionati innalzano cartelli con la sua immagine. E vedono che non si spende nemmeno un centesimo nella propagazione della sua immagine. Lei sola ha importanza per riflettere le idee che fecero di lui un rivoluzionario. Niente di tutto questo è frutto del marketing. Sono gesti spontanei di coloro che credono enfatizzare che l'utopia rimane viva. Oggi, riassumere il lascito del Che e celebrare i suoi ottant'anni serve a mantenere il cuore e gli occhi rivolti verso la preoccupante situazione del nostro pianeta dove impera l'egemonia del neoliberalismo. Molti, soprattutti giovani, sono attratti dall'individualismo e non dallo spirito comunitario; alla competitività e non alla solidarietà; all'ambizione smisurata e non alla lotta in favore dello sradicamento della miseria. Si parla tanto del crollo del socialismo nell'Est europeo e quasi nulla del fallimento inevitabile del capitalismo in quasi due terzi dell'umanità, dei quattro miliardi di persone che vivono al di sotto della soglia della povertà. Preoccupa anche il degrado ambientale. Se i leaders mondiali avessero ascoltato l'allarme di Fidel durante la Cumbre di Rio de Janeiro nel 1992 forse la devastazione non sarebbe arrivata all'estremo di provocare frequenti tsunami, tornado, tifoni ed uragani mai visti, senza parlare del surriscaldamento globale, del disgelo della cappa polare e la desertificazione dei boschi. La distruzione dell'Amazzonia è devastante, il barile di petrolio, che costa dieci dollari all'uscita dal pozzo, ora costa oltre centoventi dollari sul mercato. E' triste constatare che grandi aree agricole per l'alimentazione sono riservate per la produzione di etanolo destinate a nutrire gli 800 milioni di veicoli che circolano in tutto il pianeta e non gli 824 milioni di bocche affamate minacciate di morte precoce. Davanti a questo mondo dove la speculazione finanziaria ha soppiantato la produzione di beni e servizi, quale scala di valori serve da termometro per la supposta felicità dell'uomo, che fare? Bolivar deve essere felice per la primavera democratica in America del Sud. Dopo il ciclo delle dittature militari e governi neoliberali ora i popoli eleggono governi che rifiutano l'ALCA, approvano l'ALBA, rafforzano il MERCOSUR e ripudiano l'invasione dell'Iraq ed il blocco a Cuba da parte del governo degli Stati Uniti. Qual'è il modo migliore per commemorare gli ottant'ani del Che? Credo che il miglior regalo sarebbe vedere le nuove generazioni credere e lottare per un altro mondo possibile, dove la solidarietà sia abitudine, non virtù; la pratica della giustizia un'esigenza etica; il socialismo il nome politico dell'amore. Costruire un mondo senza degrado ambientale, fame ed ingiustizie sociali! In attesa dei cinquant'anni della Revoluciòn cubana, tutti dobbiamo accarezzarla ogni volta di più, non come fatto del passato ma come progetto di futuro.

Tradotto dal sito Casa de las Americas

domenica 1 giugno 2008

Eduardo Galeano: Come si spiega che è più importante alimentare le auto che le persone?


Il grande intellettuale e scrittore uruguaiano Eduardo Galeano, in occasione della presentazione alla Casa de Amèrica di Madrid del suo ultimo libro, ha rilasciato un'intervista a Roberto Montoya, per il quotidiano Rebeliòn. "Come si spiega che è più importante alimentare le auto che le persone?" si chiede Galeano.

"Visti dall'alto tutti gli uomini siamo dei nani, dal basso sembriamo giganti, per questo è importante guardarsi orizzontalmente, dal lato dell'uguaglianza, rispettando la diversità, che è la più grande ricchezza che abbiamo". Galeano dice che il cancro contro il quale ha dovuto combattere fino a poco tempo fa gli ha impedito di seguire i suoi impegni abitudinari, però gli ha dato molto tempo per tessere le 600 piccole storie che racconta nel suo nuovo libro. E' un filo misterioso come quello che tante volte ha utilizzato per scrivere una quarantina di libri per dare unità, armonia e coerenza a storie apparentemente tanto diverse come parlare in una stessa opera di Aristotele, George W. Bush, Barack Obama, Maometto, Don Chisciotte, Mark Twain, l'ambiente, la donna, l'immigrazione, il libero mercato e mille altre cose. Temi profondi raccontati con sensibilità e con un'immancabile presenza di ironia ed umorismo. "Non prendere sul serio ciò di cui non puoi ridere, mi consigliò una volta un amico brasiliano", dice sorridendo questo narratore instancabile. Quando nel 1971 pubblicò una delle sue opere più emblematiche, Le vene aperte dell'America Latina, in quella regione ebbero inizio un'ondata di colpi di Stato e sanguinose dittature militari. "In nome della libertà del mercato limitarono la libertà della gente. Il libero mercato significò per Milton Friedman un Premio Nobel, e per paesi come il Cile, un Pinochet". "Erano dittature nate per mutilare il popolo" prosegue" per annichilire i più pericolosi di un'intera generazione e la loro volontà di cambiamento. Avevano paura che questa energia di cambiamento potesse tradursi in un reale pericolo per i loro interessi". Galeano è ottimista sulla nuova situazione in America Latina. "Negli ultimi anni per fortuna sono nati governi con volontà di cambiamento, stanno incominciando a fare cose, è molto diverso il panorama politico latinoamericano, perchè perchè il Latinoamerica è un regno della diversità, e questo è il meglio che ha. Siamo riusciti a riunirci ed unire questa energia di cambiamento per generare la possibiltà di difenderci meglio. Eduardo Galeano è critico con alcune attitudini dei governi europei verso questi processi. "Sottolineo il tema della diversità perchè in Europo non si smette di non voler capire. Non è sempre facile vedere e capire questa diversità da fuori. Ed ancora più difficile è vederla con gli occhi delle nazioni che sono state dominanti durante il periodo coloniale e che in qualche modo continuano ad esserlo. Disprezzano quello che ignorano, disconoscono qual'è la vera realtà di paesi sui quali si sentono tutt'ora in diritto di emettere sentenze, dire questo è giusto, questo è sbagliato, questo è democratico, questo no". "Quando si dicono cose secondo le quali la Bolivia è un paese ingovernabile, o incomprensibile, in realtà vogliono dire che è un paese invisibile per i loro occhi, occhi avvolti in ragnatele coloniali, che gli impediscono di vedere". Questo etrno giovane ribelle, capace come pochi di agrregare in questi giorni attorno al suo libro
1500 persone, in maggioranza giovani, nelle sue presentazioni in Galizia e Catalogna, dice che vuole "dimostrare la diversità del mondo, che è una diversità negata dal potere, perchè lo sguardo del potere è invalidante dell'arcobaleno terrestre. Questo ha molti più colori di quelli che gli riconoscono". "Che autorità possiedono paesi che nemmeno hano fatto autocritica di essersi arricchiti in passato con la schiavitù?", domanda Galeano. "Si vuole nascondere che la vendita di carne umana durò tre secoli; fu l'affare più prospero delle corone europee". E nel suo libro Galeano relaziona questo passato con l'intolleranza attuale, intolleranza verso l'altro, verso l'omosessuale, verso l'immigrante, intolleranza verso quello con colore diverso della pelle. "E se adamo ed Eva fossero stati neri?" si chiede nel libro. "Perchè noi esseri umani veniamo tutti dall'Africa, in questo non c'è divergeza tra gli esperti. Siamo tutti africani emigrati, e quello che si occupò del fattore colore è stato il Sole, ed imbiancò quelli che si allontanavano dal luogo di origine, che era l'Africa". Eduardo Galeano riconosce che si è andati avanti nei diritti delle donne nel mondo, "o in parte del mondo, in maniera molto diseguale, però non perchè noi maschi glie li abbiamo regalati ma perchè loro li hanno conquistati con un percorso molto duro". Però avverte: "Tuttavia sono viste dall'ideologia dominante come oggetti di proprietà maschile. La forma più ripugnante della proprietà privata è la proprietà delle persone, come quello di vedere la donna quale proprietà dell'uomo". Lo scrittore uruguaiano mette la lente pure nel "regno del petrolio" e il problema del biocombustibile. "Per gli Stati Uniti fu un errore di Dio mettere il petrolio sotto le sabbie del Medio Oriente, invece di mettrlo dove doveva". "Il petrolio continua ad essere il re dei prodotti. La stampa europea dedicherebbe tanta importanza a Chàvez, come un Satana sempre disponibile, se il Venezuela invece del petrolio esportasse lattuga?". E altrettanto dice dell'Iran: "Ora va a finire che le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki le buttò l'Iran, ma no, le buttò nientemeno che un Governo democratico degli Stati Uniti". Galeano conclude: "Il mondo gira attorno a sua maestà l'auto. Come si spiega che importa di più alimentare le automobili che la gente? Se il petrolio è insufficiente o molto caro, andiamo a dargli da mangiare soia, mais, zucchero. Qual'è il membro più importante della famiglia? Senza dubbio quello che dorme nel garage".