sabato 25 ottobre 2008

L'Avana di Carlo Rossella


Che ne dite di certi personaggi che denigrano politicamente Cuba PER DOVERE referenziale a chi li paga lautamente ma non possono trattenersi a livello personale di descrivenerne le bellezze? Ecco qui sotto un articolo di uno di "loro" recentemente apparso su La Repubblica.

All’Avana sulle tracce di Hemingway
di Carlo Rossella

L’Avana, 22 anni dopo. La strada dall’aeroporto verso la città è sempre uguale. Palme maciullate dai due uragani che nei mesi scorsi hanno distrutto Cuba, case rovinate, ragazzi per strada che inseguono un pallone. Radio Rebelde e Radio Reloy trasmettono comunicati del governo. Raúl Castro di qua e i ministri di là a controllare le fasi della ricostruzione. Si procede con calma, la calma di Cuba.Il compagno Fidel Castro è malato, ma scrive quasi ogni giorno le sue «Reflexiones» su Granma, il giornale del partito, formato tabloid. Poche pagine, soprattutto notizie sulla lotta contro i danni e la crisi economica. «Recuperación eléctrica sigue ganando terreno», un buon annuncio visto che l’elettricità va e viene.Dalla retorica dei bollettini alla musica: salsa e lacrime, rumba e rimpianti, bolero e nostalgia. Ai giovani piacciono i Van Van, complesso che spinge chiunque a ballare dovunque. Ma va molto Benny Moré, il dio del bolero, riscoperto nel mondo dopo il film El Benny di Jorge Luis Sánchez.In auto con me, Lino Jannuzzi fuma cohiba. Grande giornalista, ex senatore, portavoce del ministro Sandro Bondi, Jannuzzi è la prima volta che viene a Cuba, ma l’ha cercata per tutta la vita: Ernest Hemingway, il rum anejo sorseggiato con calma, la mafia di Miami studiata sui libri, la rivoluzione e tutti i suoi risvolti.Jannuzzi guarda L’Avana e trova somiglianze con Napoli. Indossa un blazer leggero, in testa porta un magnifico panama. È elegante, abbronzato, charmant con tutti. Arriva nella hall del meraviglioso e storico Hotel Nacional e i portieri lo salutano come se fosse sempre stato lì.Dalle finestre della mia stanza vedo il Malecón, il lungomare dell’Avana, già pieno di giovani che si baciano, di gay che aspettano, di «chicas» che vorrebbero un «novio», un fidanzato straniero con pesos convertibili da spendere per un po’ di istantaneo «amor tropical».Tramonto rosso e viola, aria secca e leggera nel giardino del Nacional. Un trio suona le belle canzoni di sempre: Mamá son de la loma, Lacrimas negras, La mujer de Antonio, El Bodeguero, Guajira guantanamera, Bésame mucho.Finalmente un mojito ben fatto, diverso da quelli con troppo rum e senza passione che si bevono in Italia. Jannuzzi vuole andare alla Floridita: è la prima tappa del suo itinerario hemingwayano (il ristorante era il preferito dal grande scrittore). Una delusione l’aragosta alla Termidoro, ottimo il daiquiri, buoni i musicisti. Una cantante dalla voce sexy intona con l’anima Corazón rebelde.È gia tardi. All’angolo fra Monserrate e Obispo è in sosta una Cadillac bianca del 1958, dipinta e ridipinta, l’autista promette di portarti ovunque alla ricerca della felicità.Sulle tracce di Hemingway, Jannuzzi sa già dove andare il giorno dopo, prima che comincino gli incontri con i cubani sul cinema: Finca La Vijia, la casa museo, il bar La Teraza, l’hotel Ambos Mundos, la Bodeguita del Medio e la città vecchia coi suoi continui rumori di bottiglie e bicchieri che tanto piacevano all’adorato Ernest. Jannuzzi va a riposare dopo il lungo ma rilassante viaggio con la Blu Panorama, linea aerea perfetta, da Milano all’Avana.Non ho sonno ed esco. Pochi passi e sono davanti al Capri, l’hotel di George Raft, attore a Hollywood e public relation man della mafia a Miami, ai tempi del dittatore Fulgencio Batista.L’hotel è chiuso da tempo. Funziona invece il cabaret, il Salon Rojo, una meraviglia di musica e di donne, giovani, belle e ancora molto sveglie alle 3 di notte di domenica.Il mio amico Omar González Jiménez, presidente dell’Icaic, l’Istituto cubano dell’arte e dell’industria cinematografica, mi ha fatto trovare in camera alcuni capolavori del cinema dell’isola, da Suite Habana a Páginas del Diario de Mauricio, a Juan Quin Quin, alla Soledad di Jaime Rosales.A Cuba sanno fare il cinema. Con Jannuzzi, Gaetano Blandini, direttore generale per il cinema del ministero italiano della Cultura, il regista Paolo Virzì e la bellissima Micaela Ramazzotti (protagonista di Tutta la vita davanti, il film presentato dalla Medusa nella rassegna del nuovo cinema italiano all’Avana) ce ne accorgeremo nel corso di una settimana di sedute e incontri.L’alba irrompe nella camera e vale la pena di uscire subito, andarsene per un bagno sulla spiaggia di Santa Maria del Mar, a pochi chilometri dalla città.Acqua splendida, sabbia bianca, nessuno per chilometri e chilometri. È bello vivere L’Avana, città e mare. È quel che faccio dopo una lunga nuotata. Giro nel centro storico restaurato grazie alla genialità artistica e imprenditoriale di Eusebio Leal. Si può camminare per ore e ore, fra palazzi e botteghe, caffè e bar, chiese, case dove ancora si vedono donne cantare alla finestra o ballare nel patio.Girando, capito in plaza Vieja a una mostra di Alberto Korda, l’autore della immagine di Ernesto «Che» Guevara diventata un’icona mondiale.Centinaia di foto rivoluzionarie, ma anche intriganti ritratti della moglie del maestro, una donna focosa ed erotica, sia nelle pose in studio sia negli abiti verde oliva da guerrigliera. Sulle bancarelle di plaza de las Armas trovo un libro da leggere subito: La vida secreta de Meyer Lansky en la Habana. Lansky, boss e amministratore della mafia, negli anni Cinquanta fu il padrone di Cuba. Enrique Cirules, un ricercatore cubano, ha raccolto le memorie del suo autista, Armando Jaime Casielles, e ne ha fatto una storia «da pelicula», da film.Si raccontano le guerre, dentro L’Avana, fra le famiglie di New York e di Las Vegas, in un delirio di hotel (Capri, Nacional, Riviera), casinò, musica, cabaret, ristoranti, sangue, cimiteri, pompe funebri, donne sempre più belle, morto dopo morto, colpo dopo colpo.Leggo il racconto habanero di Cirules nel roof dell’hotel Sevilla, dove Graham Greene ambientò una parte di Our man in Havana. C’è sempre uno scrittore in ogni angolo di questa città unica, imperdibile, da vivere con calma. «L’Avana è da bere lentamente, come il rum molto invecchiato, altrimenti ti ubriachi» mi ha consigliato, prima di lasciarmi, lo scrittore Abel Prieto, ministro della Cultura e adoratore di John Lennon.Le grandi finestre del Sevilla dominano la «ciudad». Che amore! La guardo e mi sento già inebriato. Al Nacional Jannuzzi mi aspetta invano.Ho troppo tempo da perdere per essere puntuale agli appuntamenti. Ma all’Avana ci si ritrova sempre. Come ho sentito in una canzone, «è lei che spinge chi si cerca a ritrovarsi».

martedì 7 ottobre 2008

Pancho Amat al museo Nacional de la Musica

Francisco Pancho Amat è considertao il miglior tresero (suonatore di tres, chitarra con tre coppie di corde) di Cuba. Accompagnato dal suo gruppo, El Cabildo del Son, ha data inizio alla sua peña (club) che ha luogo ogni terzo giovedì del mese alle 5 del pomeriggio presso la sede provvisoria del Museo Nacional de la Musica che si trova al numero 509 di Obrapia entre Bernaza y Vellegas, all’Habana Vieja.
Pancho Amat ha elevato questo strumento tradizionale cubano, che ha sempre avuto il compito di accompagare le canzoni, a strumento solista. Ha incominciato a suonare con Victor Jara, il cantautore cileno assassinato dal regime di Pinochet, ed ha poi collaborato con il grande trovador Pablo Milanès. La musica di Pancho Amat è per la cultura musicale cubana un esempio di esportazione a livello universale ed è considerato indiscutibilmente il maggior interprete mondiale di questo strumento.
Pancho Amat è nato nel 1950 a Guira de Melena in provincia de La Habana. Nel 1971 si è laureato in Pedagogia all’Università dell’Avana. Lo steso anno ha fondato il gruppo Manguarè di cui fu direttore per 17 anni. Si è pure diplomato in chitarra classica preso il Conservatorio Ignacio Cervantes. Più tardi proseguì i suoi studi musicali in Cile con i più importanti esponenti della Nueva Canciòn Chilena come Inti Illimani, Quilapayùn, Isabel Paeea e altri. Ha realizzato molte registrazioni con Victor Jara per un canale della televisione chilena prima del colpo di stato di Pinochet. Con Manguarè ha realizzato oltre 40 tournee internazionali in più di trenta paesi di tutti i continenti. Inoltre registrò decine di dischi con i più prestigiosi artisti cubani ed americani e partecipò ai più importanti concorsi musicali organizzati da diverse entità culturali ottenendo numerosi premi e riconoscimenti in orchestrazione e composizione.
Come produttore discografico ha realizzato orchestrazioni per tutte le forme della musica cubana come orchestre di son, trio, quartetti, conjunto tipico, charanga e per l’Orquesta Sinfonica Nacional.
Pancho Amat, sia in studio che dal vivo, ha accompagnato musicisti della taglia di Osca D’Leòn, Papo Luca, Joaquim Sabina, Cesaria Evora, Ray Cooder, The Chieftains, Yomo Toro, John Parsons, Rosana, Alfredo de la Fe, Vìctor Jara, Quintin Cabrera ed una lunga lista del panorama musicale mondiale. Nel 1995 ha inciso in solitario “Son por tres” che ottenne il Premio Nacional della critica specializzata di Cubadisco che ha luogo ogni anno a Cuba. Insieme al suo gruppo El Cabildo del Son e con l’apporto di grandi amici come Silvio Rodrìguez, Juan Perro, Candido Zayas e il Dùo Evocaciòn, ha pubblicato nel 2000 il suo lavoro discografico “De San Antonio a Maisì” nel quale dimostra la sua assoluta capacità di dominio del tres e del cuatro. Questa registrazione è un percorso musicale per l’isola, dal son alla salsa e dalla trova al bolero ( San Antonio e Maisì sono gli estremi occidentali ed orientali dell’isola).
I musicisti che compongono il gruppo di Pancho Amat, che suona tres, cuatro e fa la seconda voce, sono: William Borrego, canto solista e maracas, Josè Francisco Amat al basso, Francisco Padùn alla tromba e coro, Gilberto Noriega “Toto” alle percussioni e coro, Dayron Ortega alla chitarra e coro.

Ho avuto la fortuna di assistere alla prima peña di Pancho Amat e del suo gruppo, un evento indimenticabile grazie alle qualità artistiche ed all’innato umorismo di Pancho, all’abilità di tutti i componenti del suo gruppo, al bellissimo scenario del Museo Nacional de la Musica ed alla presenza di alcuni dei più grandi rappresentanti della musica cubana tra i quali alcuni dei miei trovadores preferiti come Augusto Blanca e Marta Campos. Alcuni di loro si sono esibiti insieme a Pancho ed al suo gruppo. Chi passa per l'Avana non si perda questo appuntamento, ne uscirà soddisfatto. E senza spendere un centavo....
Anche questa è Cuba, quella che i giornalisti "indipendenti" al servizio dei potenti si guardano bene dal raccontare.

sabato 20 settembre 2008

Addio ad Humberto Solàs, leggendario regista cubano


E' morto ieria soli 66 anni il leggendario regista cubano Humberto Solàs. Autore di film come il lungometraggio Un Hombre de suerte , Miel para Ochùn e Barrio Cuba, Humberto Solas dopo aver frequentato il Centro sperimentale di Cinema a Roma, fu il fondatore del Nuevo Cine Latinoamericano. Dopo la caduta del campo socialista il suo impegno si rivolse verso la ricerca dell'impatto che questo fatto avrebbe avuto sulla situazione economica e sul benessere del suo paese. Il non poter contare su altre risorese e l'aggravamento dovuto all'embargo del potente vicino del nord, rese la situazione cubana veramente drammatica e Solàs si dedicò a descrivere tutto quello che ascoltava, vedeva, constatava e sentiva. Lui per primo cambiò il suo stile di vita ed il suo modo di fare cinema per adeguarlo a quelle drammatiche circostanze, se prima spendava di più, dopo limitò le sue esigenze, se per molto tempo fece un tipo di cinima che non badava troppo ai costi in seguito trovò il modo di realizzare film di alta qualita ma a basso costo, quello che venne chiamato il Cine pobre. Lavorò intensamente, sfruttò le possibilità offerte dalle nuove tecnologie e dalla tecnica digitale, si circondò di operatori ed attori amici, come un capo pianificò la sua battaglia artistica.

La mia cineteca ha la fortuna di possedere quasi tutte le sue opere che mi sono riviste più volte tanto sono coinvolgenti ed emozionanti. Se il bellissimo Miel para Oshun non ottenne il meritato successo a livello internazionale pur essendo stato osannato in tutte le sale quando venne proiettato nel suo paese, Barrio Cuba ottenne il riconoscimento unanime di tutti i critici e di tutti gli amanti del cinema di qualità. Questo magnifico affresco della sua patria descrive magistralmente quell'epoca in cui l'imperialiasmo cercò di annientare economicamente e politicamente Cuba con la famigerata legge Helms-Burton che venne aggravata dal Presidente Bush con misure tese a dividere le famiglie cubane con il preciso scopo di affogare per fame la Revoluciòn. Barrio Cuba arrivò proprio quando in America Latina stavano nascendo movimenti indegeni in Messico, Ecuador, Bolivia e Perù, e quando in Venezuela si sviluppa la Rivoluzione Bolivariana guidata da Hugo Chàvez ed in Argentina Nestor Kirchner si ribella alle iomposizioni del Fondo Monetario Internazionale.

Humberto Solàs fu un combattente della lotta clandestina contro la tirannia di Fulgencio Batista e qullo spirito rivoluzionario non lo ha mai abbandonato. In un'intervista disse che Miel para Ochùn e Barrio Cuba facevano parte di una trilogia dedicata al suo amatissimo popolo, purtroppo la terza parte non la vedremo mai e questo rattrista ancora di più coloro che lo amarono, lo apprezzarono ed aspettavano con certezza di non venire delusi il risultato del suo lavoro, il suo straordinario cammino di artista e di uomo che tanto amore ed affetto ha dato e ricevuta dal quel suo popolo così straordinario che continua ad essere apprezzato da tutti gli uomini impegnati a costruire un mondo a misura d'uomo ed a lottare contro la barbarie che i potenti del mondo impogono e pretendono di continuare ad imporre a tutti i popoli del pianeta.

Grazie di essere esisto e per le grandissime emozioni che hai regalato a coloro che hanno avuto la fortuna di godere il frutto del tuo straordinario lavoro. Ti terrò sempre nel mio cuore accanto a coloro che hanno dedicato l'intera esistenza a costruire un mondo di pace e di giustizia.

Hasta la victoria siempre! Anche per te, Venceremos!!!!!!

sabato 13 settembre 2008

A Celia e Abel Hart Santamaria



Le drammatiche distruzioni provocate da Gustav e Ike hanno parzialmente occultato le notizie che riguardano altri fatti accaduti a Cuba in questo disgraziato inizio di settembre. La scorsa domenica sono mancati, vittime di un incidente stradale avvenuto all’Avana poco lontano da casa mia, i fratelli Celia e Abel Hart Santamaria rispettivamente di 45 e 48 anni. I due giovani erano nati dall’unione del Comandante Rivoluzionario Armando Hart Dàvalos e dell’eroina della Revoluciòn, Haydèe Santamaria Cuadrado, ed erano nipoti di Abel Santamaria, l’anima del Movimiento 26 de Julio che con l’assalto al Cuartel Moncada diede inizio alla Revoluciòn.
Dei due fratelli la più nota era sicuramente Celia, insegnante di fisica ma soprattutto intellettuale, scrittrice, collaboratrice di molti giornali di sinistra e convinta sostenitrice della necessità che lo spirito rivoluzionario continui, a Cuba e fuori, il suo percorso di liberazione dell’uomo dalla schiavitù e dall’egoismo dei potenti. Ammiratrice di Fidel Castro, del Che, di Trotzky e di tutti coloro che hanno lottato per la libertà dei popoli, nei suoi ultimi articoli ed interviste esprimeva il suo timore che Cuba corra il rischio di avviarsi verso una svolta di tipo “cinese”. “ Come dice Fidel, bisogna cambiare tutto quello che serve cambiare” sosteneva, ma poi aggiungeva che “ci sono cose che non si possono cambiare, cose che noi abbiamo conquistato con molto lavoro e con molta fatica.”
In poche parole Celia era una delle tante persone che a Cuba lottano perché le conquiste rivoluzionarie vengano preservate, anzi, rafforzate. Per questo di lei, e dei tanti che come lei sentono la necessità di non invertire il percorso rivoluzionario cubano, non si sente mai parlare. La grande stampa internazionale, anche quella “progressista”, preferisce dare enorme rilievo alle affermazioni di coloro, una piccola ed interessata minoranza, che parlano di un cambio in senso “democratico” per Cuba.
Celia sapeva benissimo dell’inganno che si cela dietro la propaganda imperialista per “la democrazia e la libertà”, per questo la sua scomparsa è una perdita gravissima per tutte quelle persone e quei movimenti che intendono opporsi all’inganno con il quale i potenti che dominano il mondo cercano di mettere in atto per appropriarsi con sempre maggior violenza delle risorse naturali ed umane del nostro pianeta.
Voglio chiudere questo post e ricordare Celia con queste sue parole rilasciate durante una recente intervista a Pagina 12:
“Io dico sempre che Cuba è l’unico paese ad avere un rivoluzionario come Presidente. Tutti gli altri sono governati da persone che si sono appropriate del potere indebitamente o tramite le elezioni, ma nessuno è arrivato al potere per via di un vero processo rivoluzionario. Era un lusso che solo noi avevamo.”

Hasta la victoria siempre Celia, compañera querida

lunedì 8 settembre 2008

INCRIMINATELA!!!!!!!!


Faccetta nera Condoleeza Rice ha risposto che non se ne parla nemmenmo alla richiesta cubana di sospendere l'embargo per permettere l'arrivo degli aiuti a Cuba che si trova a combattere la furia di Ike dopo le devastazioni di Gustav. Se questo non è un crimine contro l'umanità non so quali altri nefandezze si possono accettare dal paese più criminale della storia storia dell'umanità che da Hiroscima e Nagasaky, passando per il Vietnam, la Corea, e praticamente tutto il pianeta, ha commesso e continua a commettere quotidianamente crimini inaccettabili contro civili indifesi.

Questo ennesimo atteggiamento di disprezzo della vita umana e della sofferenza di chi si vede così duramente colpito dalla violenza della natura, provocata da comportamenti irresponsabili di uomini irresponsabili, dovrebbe sollevare le proteste di tutti i Capi di Stato degni di questo nome e l'incriminazione per crimini contro l'umanità di chi si rende responsabile di simili vergogne. Ma temo che assisteremo al solito colpevole silenzio di tutto il mondo "democratico". Forse è giunta l'ora che i popoli si facciano carico in prima persona dei problemi del pianeta incominciando a prendere a calci in culo tuti i governanti omertosi e collusi con la vergognosa arroganza dell'impero.

sabato 6 settembre 2008

PABLO MILANES EN LA TRIBUNA ANTIMPERIALISTA


L’inconfondibile voce di Pablo Milanès ha chiuso il ciclo di spettacoli estivi che nello stupendo scenario della Tribuna Antimperialista Josè Martì sono stati offerti durante tutta la stagione alla gioventù ed al popolo habanero. L’autore di temi memorabili come “Yolanda” e “Para vivir”, ha offerto un concerto indimenticabile della durata di oltre tre ore. In scena con Pablo, oltre alle figlie Haydèe, Lynn e Suilèn, alcuni importanti musicisti cubani che si sono offerti di accompagnare l’amico e maestro in questa importante serata. Con Polito Ibañez ha eseguito “La soledad”, con Santiago Feliù “El breve espacio”, con Robertòn de Los Van Van “Identidad”, con il trovador matancero Raùl Torres “Candil de nieve”. Indimenticabile l’esecuzione di “Ámame como soy” in coppia con Omara Portuondo. I più giovani si sono entusiasmati quando sul palco con Pablo si sono alternati David Blanco, Haila Maria Mompiè, Kelvis Ochoa e Los Aldeanos. Infine, ospite d’onore, il trovador portoriqueño Andy Montañes che con il suo album “Lineas paralelas” si è meritato recentemente il Premio Grammy Latino.

Tribuna Antimperialista, Malecòn e vie adiacenti ovviamente stracolme di gente, sopratutto giovani, che hanno accompagnato le esibizioni cantando e ballando. Un’altra domostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, di come la musica cubana impegnata a difesa della Revoluciòn, sia più viva che mai. Contro la sete di dominio dell’impero, le sue trame e le sue guerre, la voce di Cuba continua a farsi sentire ed a coinvolgere sempre più persone in difesa dei valori umani, dell’indipendenza dei popoli e dell’unità latinoamericana. E non invano visti i grandi cambiamenti in atto in America Latina dove, dopo pochi giorni dall’insediamento alla presidenza del Paraguay di Fernando Lugo Mèndez che ha posto fine ad oltre sessant’anni di dominio della destra, proprio ieri anche l’Honduras ha aderito all’ALBA (Alternativa Bolivariana per le Americhe), l’organizzazione che già vede partecipi Cuba, Venezuela, Bolivia e Nicaragua in un progetto di collaborazione economica alternativo alla famigerata ALCA con la quale l’imperialismo intende impossessarsi sempre più delle ricchezze dei paesi latinoamericani. Il Presidente hondureño Manuel Zelaya Rosales ha affermato con fermezza e senza timori reverenziali che l’Honduras non deve chiedere il permesso a nessuno per aderire all’ALBA, sancendo così la fine della dipendenza del suo paese dai condizionamenti statunitensi. Il Presidente Zelaya ha ricordato che i popoli dell’America Latina sono stati sottomessi per secoli senza poter raggiungere l’indipendenza economica, alimentare ed energetica, ora sono necessari cambiamenti strutturali radicali e L’ALBA è sicuramente un buon inizio.
Come ha sostenuto Pablo Milanès dopo il concerto, il processo rivoluzionario continua ad essere sostenuto dal popolo cubano e tutto il latinoamerica si sta mobilitando per la fine della dipendenza dall’imperialismo. “L’antimperialismo è sempre stato presente nel mio lavoro e nel mio pensiero” ha sostenuto il grande trovador cubano alla fine dell’entusiasmante concerto.
A proposito, di cosa hanno parlato oggi i nostri TG ed i nostri giornali? Sono quasi due mesi che non li ascolto e non li leggo, giuro, non ne sento la mancanza. Anzi, mi evito inutili arrabbiature, specialmente quando parlano i leader della “sinistra”.

giovedì 3 luglio 2008

Adios Ricardo


Ci hai lasciati questa notte,
sognavi di tornare in sella al tuo calesse

per traspostare la gente di Gaspar.

Perchè non ti sentivi vecchio

non sentivi i tuoi settantanove anni

e guai a chi te li ricordava!

Pensavi a comprarti un altro cavallo

magari anche qualche mucca e la casa da rifare,

ci mancava solo il tetto.

Ma sei stato sorpreso,

ci hai sorpresi,

e non ti vedrò più.

Addio Ricardo

Adios mi suegro querido

Adios