martedì 25 marzo 2008

Ciao Gino, il popolo cubano non ti dimenticherà mai




L’altra notte si è spento in una casa di cura di San Donà di Piave dove era stato ricoverato per alcuni esami clinici, Gino Donè Paro, uno degli spedizionieri del Granma il battello che salpò dal Messico verso Cuba per dare inizio alla Revoluciòn che liberò i cubani dalla feroce dittatura di Fulgencio Batista e dalla totale sottomissione politica, culturale ed economica agli Stati Uniti d’America.
Dopo aver partecipato giovanissimo alla lotta partigiana, Gino si recò a Cuba per lavoro, si sposò ed entrò subito in contatto con il movimento M 26-7 che aveva iniziato a combattere contro il regime di Batista. Inviato in Messico, fu compagno di camera di Ernesto Chè Guevara e fu scelto da Fidel Castro tra gli 82 uomini che il 25 novembre del 1956 salparono verso Cuba a bordo del Granma dando così inizio alla Revoluciòn cubana. Su questo blog ho pubblicato circa un anno fa un post dedicato alla sua straordinaria ed avventurosa vita. Lo potete leggere quì:

http://vivacubalibera.blogspot.com/2007/04/un-veneziano-sul-granma.html


A me che ho avuto la fortuna di conoscere e di avere come amici tanti personaggi straordinari, rimarrà sempre il rammarico di non aver conosciuto personalmente Gino. Mi diede il suo indirizzo Don Andrea Gallo, suo grande amico, ed io cercai di contattarlo per sondare la possibilità di invitarlo in Valtellina a parlarci della sua esperienza ma in quel periodo Gino si trovava a Cuba perchè invitato a festeggiare il 50° anniversario della spedizione del Granma. In seguito ha cambiato residenza e solo lo scorso anno l'ho saputo. Sono partito per svernare a Cuba con l'intenzione di contattarlo al rientro. Sono rientrato da circa un mese e sto organizzando dei concerti per una coppia di amici trovadores cubani per il mese di aprile ed avevo intenzione, alla fine di questo impegno, di cercare Gino per portare a termine il mio progetto. Purtroppo stamane la triste notizia della sua scomparsa. La Revoluciòn ha perso "el italiano" l'uomo che visse una vita straordirnaria ma che sopratutto fu eroe per la sua SEMPLICITA’, colui che a chi chiedeva spiegazioni sulla sua vita avventuruosa rispondeva che aveva fatto semplicemente «quello che doveva da fare».

La sua storia di uomo qualunque che segretamente ha vissuto una vita da eroe è stata recentemente narrata nel documentario “A secret life with Fidel”, scritto e diretto da Enrico Coletti che qualche anno fa scoprì che tra gli 82 rivoluzionari imbarcatisi sul Granma c’era anche un’italiano. Dopo complesse ricerche riuscì a rintracciare l'ormai anziano signore di origini venete. "Era talmente riservato - ricorda Coletti - che non voleva parlare della sua vicenda, ma pian piano siamo diventati amici e così ci siamo immersi in un racconto che è una testimonianza storica importantissima".
Ciao Gino, uomo semplice e straordinario, il popolo cubano e tutti gli uomini che lottano per la giustizia, la pace e l'uguaglianza non ti dimenticheranno mai.

venerdì 29 febbraio 2008

Pedro Luis Ferrer in-canta all'Avana



Il ritorno di Pedro Luis Ferrer con un concerto dal vivo tenuto presso il Centro Cultural Pablo de la Torriente Brau è stato sicuramente uno degli avvenimenti più graditi ai cultori della Nueva Trova Cubana. Il cantautore habanero, tornato dopo sette mesi di tournè in Spagna ed Europa (mi sono sembrati sette secoli, ha detto Ferrer) dove le sue esibizioni sono sempre più richieste, ha ripreso il contatto con i suoi numerosissimi ammiratori della sua amata terra. Questa attesisssima serata non ha deluso i numerosi presenti, malgrado la serata sia stata riservata agli invitati, coloro che hanno potuto assistere al concerto erano sicuramente molto più numerosi degli inviti visto che le terrazze dei palazzi che danno sul bellissimo giardino del Centro Cultural Pablo de la Torriente Brau erano affollate all'inverosimile.

Dopo aver esordito negli anni '60 con alcuni tra i più significativi gruppi musicali cubani, verso la metà degli anni '70 incide il suo primo LP in solitario. In seguito gira il mondo dando concerti in Polonia, Finlandia, Norvegia, Svezia, DDR, e Messico. Contemporaneamente approfondisce lo studio della chitarra interpretando opere di Leo Brouwer, Albèniz, Tàrrega e Bach. Negli anni 80 registra due LP mentre trascorre gli anni '90 in maniera artisticamente furtiva. Nel frattempo alcune sue interpretazioni diventano molto popolari. Lavora poi nel Conjunto Artistisco de las FAR in quel di Guantanamo e questa esperenza lo mette in contatto con il Changuì e altri generi musicali di questa regione orientale di Cuba. All'inizio degl 1999 inizia una serie di concerti negli Stati Uniti mentre più tardi realizza concerti in varie città spagnole. Negli ultimi anni, accompagnato da un quartetto acustico, ha registrato alcuni CD nel suo studio personale dando vita ad un genere musicale da lui chiamato Changuisa, una miscela del Changuì guantanamero ed i cori de clave de Sancti Spiritus. Dopo la presentazione di questi lavori nei primi mesi del 2007 al Teatro Amadeo Roldan, al Teatro Nacional e a Los Jardines del ICM, se ne va per sette mesi in Spagna, Francia ed Austria. Finalmente il suo attesissimo ritorno all'Avana con il concerto di cui sopra.

Durante il concerto ha pure recitatato alcune sue poesie, di seguito riporto il testo di quella che ritengo più significativa in quanto rispecchia in pieno la sua personalità di grandissimo artista, critico, amante della sua gente, del popolo cubano e della sua bellissima storia piena di amore, lotta ed immensa umanità.

Grazie Pedro Luis Ferrer per questa indimenticabile ed emozionante serata.




CANZONE DI FINE ANNO

Ora che permettono criticare:
Che belli sono i tuoi occhi, vita mia!
Mi piace il tuo modo di ballare
E la peculiarità della tua allegria.

Ora che permettono criticare:
Me ne vado al Malecon ed aspetto il giorno;
Voglio dedicarmi a riposare;
I fiori del giardino sono bellissimi...

Ora che permettono criticare:
esibisco un pantalone ed una camicia;
Abbiamo messo un'amaca nel portale
Ed un campanello che sembra una campana.

Ora che perfino il mondo vuole parlare
Ed è di moda l'urlo e la querela:
Le tue gambe, le vorrei divorare,
Il modo come cammini e ti siedi.

Ora che permettono:
La strada è piena,
le bugie ed i pettegolezzi,
Il cielo e le stelle.

Ora che permettono criticare:
Ho comprato un computer ed una pentola;
Il mio amico domadò tanto per cambiare:
La luna è rotonda e piacevole.

Pedro Luis Ferrer





martedì 19 febbraio 2008

GRACIAS COMANDANTE QUERIDO


Come ci si aspettava oggi il Presidente cubano Fidel Castro ha reso nota la sua rinuncia a ricoprire la carica di Presidente del Poder Popular. In un lungo messaggio al popolo cubano spiega le ragioni della sua rinuncia ma avverte chi crede che l’esperienza rivoluzionaria cubana sia giunta ad una svolta, che nulla cambierà nella straordinaria volontà del popolo cubano di essere artefice del proprio destino di indipendenza, libertà, giustizia e di continuare ad essere esempio per tutti gli uomini della terra che credono e lottano contro coloro che intendono dominare il mondo. L’immediata risposta del massacratore di popoli, il presidente Usa George W. Bush che ha detto che ha avuto inizio il cambiamento a Cuba, rimarrà solo uno dei suoi tanti slogan pieni di falsità ed ipocrisia. Milioni di persone in tutto il mondo si stanno sempre più rendendo conto che in nome della falsa “democrazia” e delle false “libertà” l’intera umanità è stata sottoposta ad ogni tipo di persecuzione, sempre più capi di stato si stanno rendendo conto che l’eroica lotta del popolo cubano in cinquant’anni di Revoluciòn hanno costituito l’unica vera resistenza al dominio incontrastato dei criminali che hanno schiavizzato l’intero pianeta. Il capitalismo è ormai giunto alla sua fase finale e sta dilapidando tutte le sue risorse per continuare ad esercitare un dominio che comunque non avrà futuro. Il futuro dell’umanità e del pianeta in cui viviamo non potrà che essere IL SOCIALISMO, unico sistema sociale e politico che può permettere uno sviluppo armonico dell’essere umano e del suo ambiente.
Per tutto questo a tutti gli uomini di pace e di progresso non resta che RINGRAZIARE IL COMANDANTE FIDEL CASTRO RUZ PER LA SUA IMMENSA OPERA RIVOLUZIONARIA, IL SUO CORAGGIO, LA SUA ETICA ED IL SUO INFINITO AMORE PER L’UMANITA’. Auguriamo Al Comandante che ancora per lunghi anni continui ad illuminarci dall’alto della sua straordinaria saggezza, inimitabile umanità ed amore per la vita.
HASTA SIEMPRE COMANDANTE!

mercoledì 13 febbraio 2008

TERRORISMO MEDIATICO-CI RISIAMO



Continua il terrorismo mediatico contro Cuba. In questi giorni ha fatto il giro di tutte le televisioni del mondo un video in cui si vedono alcuni studenti cubani che durante un incontro con Riccardo Alarcon de Quesada, presidente dell’Assemblea del Poder Popular, pongono alcune questioni definite “scottanti”. Si tratta di un fatto normalissimo che avviene in tutti i paesi del mondo, anzi, questo dovrebbe essere una clamorosa smentita per tutti coloro che per malafede, interesse o codardia, sostengono che a Cuba non esiste libertà di espressione. Il video in questione, trasmesso dalla televisione cubana, è stato ripresa dalla fin troppo famosa TV Martì che, lautamente finanziata dal governo Usa, trasmette dalla Florida 24 ore al giorno qualsiasi tipo di nefandezza per denigrare Cuba ed il suo governo. Ovviamente il filmato era parziale, riportava solo alcuni stralci delle domande degli studenti e delle risposte di Alarcon, ma l’arte della manipolazione non manca sicuramente ai “democratici” giornalisti di TV Martì. Anche la nostra Rai non si è fatta scappare l’occasione ed il TG2 diretto da quel campione del giornalismo che risponde al nome di Mauro Mazza, messo lì per i suoi indiscutibili meriti e non perché raccomandato da qualche partito di riferimento, lo ha mandato in onda due sere fa accompagnato da un commento vomitevole.
Anche i nostri giornali hanno fatto la loro parte ed “il più grande di tutti”, il Corriere della Sera, ha affidato a Rocco Cotroneo, inviato a Rio De Janeiro, il commento del fatto. Ovviamente da Rio quello che succede a Cuba si vede meglio e che Cotroneo sia un esperto di fatti cubani lo ha già dimostrato più volte. Di questo passo supererà Omero Ciai, l’esperto dell’Espresso che scrive di Cuba da Miami....
Ma la cosa non è affatto finita quì, voi che uno studente che si permette di fare certe domande ai dirigenti cubani la passi liscia? Eh no, altrimenti che dittatura sarebbe quella cubana! Ecco che allora viene diffusa la notizia che il giovane impertinente è finito in carcere, così il cerchio si chiude, in una dittatura non si può fare domande scomode e se qualcuno trova il coraggio di farlo viene incarcerato, torturato e fatto sparire. Se queste cose, anche se non ce lo dicono, sappiamo che avvengono quotidianamente nel paese “più democratico del mondo” e in tutti i regimi democratici da questi sostenuti, figuriamoci se non avviene sotto la ferocissima dittatura castrista!
Ma è veramente finito finito in carcere Elicèr Avila, il ragazzo che ha osato incalzare Alarcon de Quesada? Assolutamente no, Elicèr è andato in televisione, lo si vede nella foto, ed ha raccontato candidamente che fare domande ai dirigenti cubani è una prassi normale da parte degli studenti, che le intenzioni degli studenti sono tutt’altro che quelle di voler abbattere il socialismo ma al contrario di fortificarlo, che la famosa maglietta con la @ che portava al momento del dibattito con Alarcòn è la maglietta della facoltà di informatica in cui studia e non un simbolo di libertà come sostenuto dai media di tutto il mondo e che nessun studente è stato carcerato in Cuba, questo semmai avveniva prima della Revoluciòn. Scommettiamo che Mauro Mazza non manderà in onda il video di Elicèr che smentisce gli imbroglioni? La BBC, che prima aveva dato credito alla notizia dell'arresto dello studente, ora ha smentito tutto, saranno pure loro dei vili al servizio del capitale, ma almeno il coraggio di smentire quando è evidente che hanno preso una cantonata, loro ce l'hanno ancora.
Se i nostri mezzi di informazione fossero veramente liberi e non al servizio dei potenti che dominano il mondo e che spendono cifre astronomiche per manipolare la realtà e per condizionare le coscenze di miliardi di esseri umani, non sarebbe difficile raccontare qual’è la realtà di Cuba, la sua storia, le sue conquiste e la lotta che sta portando avanti per difendere la propria indipendenza e sovranità. E magari i nostri “democratici” inviati e direttori di telegiornali ci racconterebbero chi sono coloro che torturano, affamano, bombardano, tramano, rapinano, distruggono e si rendono responsabili delle atrocità che stanno distruggendo il pianeta e i suoi abitanti. Malgrado gli straordinari mezzi messi in campo per disinformare, nascondere e distorcere la realtà, la situazione è talmente drammatica che la presa di coscienza si fa sempre più strada tra le popolazioni del nostro sciagurato pianeta. Chissa se anche i Cotroneo, i Mazza, i Ciai e i tanti altri scellerati servi dei loro padroni prima o poi si renderanno conto delle tremende responsabilità di cui si stanno macchiando. Non è mai troppo tardi. Forse....

giovedì 7 febbraio 2008

Cuba, elezioni e democrazia


Il 20 gennaio 2008 i cubani sono stati chiamati alle urne per eleggere i 614 deputati al Parlamento ed i 1.201 delegati alle Assemblee Provinciali. Dopo la scelta dei candidati effettuata il novembre scorso dalle Assemblee Popolari, il Governo ha chiamato i cittadini al voto unito, che vuol dire votare compatti per tutti i candidati scelti dal popolo per evitare che nessuno non raggiunga il cinquanta per cento dei voti validi, condizione per essere eletti, e rimanga escluso.” El voto unido nos fortaleza”, “nessuno si deve sentire obbligato e può votare liberamente per uno o più candidati a seconda delle proprie preferenze” hanno sostenuto i rappresentanti del Governo e le maggiori autorità politiche, però “il voto unito ci fa più forti e ci permette di dimostrare al mondo intero ed al nostro poderoso nemico del nord che il popolo cubano è unito a sostegno della Rivoluzione e dei suoi dirigenti”.
Secondo quanto ci raccontano i nostri giornali “liberi e democratici” i numerosi dissidenti cubani che non aspettano altro che la fine della Rivoluzione non possono manifestare il proprio dissenso a causa della “feroce dittatura castrista” che reprime qualsiasi forma di dissenso. Quale miglior occasione per “i numerosi dissidenti” per astenersi dal voto e dimostrare i numeri del dissenso? Ma questo, secondo i nostri giornalisti “democratici”, non può avvenire a causa “delle persecuzioni” a cui sarebbero sottoposti coloro che non si recano alle urne. Certo che questi dissidenti oltre ad essere numerosi sono pure codardi, quali dissidenti non hanno nemmeno il coraggio di astenersi alle elezioni? Ma certo, la crudele repressione castrista...... Allora tutti a votare, però nel segreto dell’urna i dissidenti, seppur codardi possono esprimere il proprio dissenso in vari modi: votare in bianco, votare per candidati diversi da quelli prescelti, scrivere frasi che esprimono il proprio dissenso, scrivere insulti, augurare a Fidel una rapida dipartita, ecc.
Domenica 20 gennaio ho assistito alle votazioni, il seggio della mia “quadra” si trova presso l’ambulatorio medico ed ha aperto alle sei della mattina, due giovani chiedevano i documenti e registravano l’avvenuto voto dopo che il cittadino aveva inserito le sue schede nelle urne ed i due pionieri che stavano al fianco delle stesse pronunciavano la frase “Votò”. Già dalle prime ore del mattino si sono create code fuori dagli oltre 38.000 seggi e i primi dati affluiti al Ministero registravano che alle due del pomeriggio avevano votato oltre l’85 per cento degli aventi diritto. Alle sei della sera alla chiusura dei seggi la percentuale dei votanti è risultata superiore al 95 per cento. Un risultato straordinario ma sicuramente dovuta alla repressione castrista che intimorisce i cubani. Anche se io ho potuto osservare che i cubani si sono recati al voto senza alcun timore e senza nessun tipo di pressione che non fosse la chiamata del Governo a dimostrare a tutto il mondo l’unità del paese, sicuramente la repressione esiste perché se lo dicono i nostri giornalisti “liberi e democratici” non ci possono essere dubbi.... Se la paura della repressione ha portato i cubani alle urne, le schede dimostreranno sicuramente che la popolazione non ne può più del regime repressivo e sfogherà tutto il proprio dissenso. Grazie alla mia ingenuità non mi sono accorto delle costrizioni messe in atto per obbligare i cubani alle urne ma l’alto numero di schede bianche ed annullate mi apriranno gli occhi quando domani verranno resi noti i risultati.
Il lunedì mattina appena sveglio accendo la radio e preparo la mia Nikon D50 per scendere in strada a fotografare i dissidenti che forti del responso elettorale finalmente avranno trovato il coraggio per scendere in strada e dare inizio al tanto sospirato cambio di regime. Radio Reloj trasmette in continuazione le ultime notizie, attendo ansioso che parli dei risultati delle elezioni. L’attesa è breve, el locutor legge i numeri forniti dal Ministero, i dati non sono ancora definitivi ma si può dare per certo che i votanti sono stati 8.320.832 ed hanno superato il 96 per cento degli aventi diritto, il voto unito ha riportato più del 91 per cento mentre le schede bianche sono state di circa il 3,7 per cento e le nulle l’uno per cento! Beh, questo lo dice Radio Reloj, lo dicono pure le altre radio, tra poco lo dirà il telegiornale e lo diranno pure i giornali di regime, ma sicuramente sono dati falsi e la realtà è ben diversa. Visto che alle elezioni oltre all’ingenuo sottoscritto hanno assistito anche numerosi smaliziati rappresentanti della stampa internazionale, mi reco al più vicino internet point per vedere cosa riportano le agenzie. Per evitare di essere influenzato dai giudizi di parte, i giornali di destra sosterranno una tesi, quelli di sinistra un’altra, decido di visitare i siti delle più importanti Agenzie di Stampa, saranno pure loro di parte ma solitamente sono più credibili della stampa politicamente schierata. La sorpresa mi coglie completamente impreparato, le varie Agenzie confermano i dati che ho appena ascoltato e sostengono che le elezioni si sono svolte in un clima tranquillo e senza nessun incidente, di atti di repressione nemmeno l’ombra! Ma allora dove sta l’inganno sfuggito perfino agli espertissimi giornalisti delle Agenzie di Stampa internazionali? Vuoi vedere che pure loro sono stati aggirati dalla furbizia di Fidel Castro e dei suoi accoliti? Esco dall’internet point con questo dubbio impertinente che mi spinge a far lavorare il cervello e cercare di capire dove si nasconde il trucco, la mia mente si mette al lavoro e dopo avere ripassato tutti gli avvenimenti che mi hanno visto coinvolto in questa avventura, finalmente arrivo alla soluzione dell’enigma. Il Comandante en Jefe si è ancora una volta beffato del mondo intero, la sua mente raffinata ha escogitato uno stratagemma infallibile per costringere i cubani a votare in massa “para todos”. Chi pensava di vedere poliziotti intimorire i cubani fuori e dentro i seggi, per le strade, dentro le case a scovare coloro che non si recano alle urne, non si è reso conto di chi ha veramente condizionato il voto dei cubani: i pioneri di dieci anni che custodivano le urne! Provate voi a votare in un seggio custodito da pionieri inflessibili che ti controllano quando entri e consegni i documenti, ti seguono con lo sguardo mentre entri nella “gabina”, per dirla alla Bossi che qui ha molti seguaci, e ti fissano inflessibili quando esci ed infili le schede nelle urne e pronunciano il loro “Votò” solo se sono certi che non hai sgarrato!!!!
Tornato a casa mi chiedo chi avrà inviato questa volta il Direttore di Liberazione a vigilare sulle elezioni cubane, ma sono certo che se anche ha mandato la Nocioni*, nemmeno lei sarà riuscita a scoprire l’arcano, quel filibustiere di Fidel, più invecchia più si fa furbo e perfido....
* Inviata all’Avana lo scorso anno dal Direttore di Liberazione, scrisse un articolo che sollevò le proteste di numerosi lettori del quotidiano “comunista”. Nell’articolo scrisse che aveva incontrato solo giovani che volevano scappare da Cuba, che la popolazione odiava Fidel, che le case dell’Avana stavano crollando una dopo l’altra e che sotto le macerie molti perdevano la vita, e altre amenità del genere. Il sottoscritto scrisse al Direttore esprimendo il proprio sdegno ed offrendosi per accompagnare la Nocioni a rifare lo stesso viaggio per riportare a quattro mani quanto visto. Non ho mai ottenuto risposta.... però in cambio il Direttore di Liberazione ha visto aumentare in maniera vertiginosa gli inviti a partecipare ai salotti televisivi. E la Nocioni? Sicuramente l’aspetta una folgorante carriera, simile a quella di molti ex giornalisti di “sinistra”....

P.S. dopo alcuni giorni di dubbi ho deciso che forse il sottoscritto non è tanto ingenuo, che i nostri giornalisti “liberi e democratici” non lo sono poi così tanto e che forse è meglio che torni a dare il mo contributo per diffondere alcune verità che aiutano a capire meglio come vanno realmente le cose. Visto che ho appena finito di leggere l’interessante libro di William Blum “Il libro nero degli Stati Uniti” ho deciso di pubblicare a puntate sull’altro mio blog (wwwmondolibero.blogspot.com) un sunto degli eventi magistralmente descritti dall’ex funzionario del dipartimento di Stato degli Usa nel suo documentatissimo testo.

domenica 25 novembre 2007

La carrera de ser cubano


Non so se continuerò a tenere vivo questo blog, negli ultimi tempi ho la strana sensazione che la rete, come la stampa libera, le radio private, la tv libera, ecc. altro non sia che un altro mezzo al servizio della stupidità umana. Il rapporto tra chi sa utilizzare questo mezzo per comunicare e diffondere conoscenza, tolleranza, comprensione, interesse per le diversità e lotta per l'abbattimento delle barriere che dividono i popoli, e chi invece lo utilizza per i fini opposti, si fa sempre più preoccupante e non mi sembra ci sia la necessaria volontà di cambiare rotta.

In attesa di decidere il da farsi, pubblico questo "cisme" che un amico cubano mi ha appena mandato. Siccome i cubani dimostrano di essere migliori di molti altri anche in quest'arte di ridersi addosso, lo dedico a tutti loro, alla loro lotta di resistenza alla barbarie capitalista ed a tutti gli amici di questo e dell'altro mio blog.

Hasta luego


La carrera de ser cubano
Vivir fuera de Cuba no es jamón. Si señor, no sé quién dijo que te esperan en el aeropuerto pa' entregarte tu primer millón. Todavía estoy esperando a la gente de la CIA para que me pasen la plata que dicen en Cuba que le pagan a los que se van de allá.

Lo que sí he aprendido es que hay varias etapas por las que se pasa y son más o menos así:

- La primera etapa: El Ostinamiento.
Todavía estás en Cuba. No tienes claro donde vas a aterrizar, pero no importa, sempre que no veas más nunca un camello, ni el verano sin ventilador.

- La cuerda floja.Que si me voy que si no me voy.
Los combatientes de inmigración te hacen conocer que "aún puede ser peor...". Maratónica espera: la carta blanca, liberación, pasaporte, carta de invitación. Acto final: aeropuerto con tu familia. Ha sido un camino largo, todavía algo se puede joder.El uniforme de Inmigración aún te hace temblar.Finalmente, la ventanilla. Momentos de tensión, el guardia lee de punta a cabo el pasaporte como una novela, (qué carajo buscará?), mira 40 veces en el espejo que tienes a tu espalda, (pa´ vacilarte sera!!!). Sudas. - ¿A dónde vas? ¿Por qué? ¿Visita por tres meses? ¿Y vuelves? - (Sí, espérame sentado) -Sí compañero, por supueeeesto! Finalmente el Cuño... COÑOOOO!!! Un momento! Y ahora por qué el avión sale con retraso? Seguro que es por mí. ¡Ud veráaaa! De seguro alguien se enteró de los 40 "fulas" al Director por la firma de la liberación. (no te quejes, si taita Julián hubiera podido comprar su carta de libertad por 40 dólares, la historia de Cuba hubiera sido otra...).
Cuando el avión finalmente se separa del piso te vuelve el alma al cuerpo.
- El papelazo:
Esta etapa empieza en el avión. ¿Cómo se cierra el cinturón? No pides otra Coca Cola no vaya a ser que "no te toque" o la aeromoza te dé una mala contesta. Puede durar mucho aprender a usar un celular, que cosa es un Seguro, como sacar dinero de una Cash machine sin meter la tarjeta al revés. ¡El mundo es tan lindo! Te deslumbran los autos nuevecitos, las mujeres maquilladas, los hombres de cuello y corbata en el banco. En Inmigración (la otra era EMIGRACIÓN), unque no te quieran, te tratan con respeto. Por primera vez pasas de las 120 libras pues te haces las tortillas con 10 huevos.¿Cuánto puede durar esta etapa? No sé, pero aún no quieres ver a Cuba ni en fotografía y escribes en los foros que no te hacen falta amigos.
- Aterrizaje (toma más tiempo de lo que muchos creen).
Ahora a buscar trabajo! Y... "Pasaron 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 semanas" y na´!!! Ni de sepulturero encuentras un puesto. Conoces la ciudad de arriba abajo y no has hecho ni un amigo. ¡Te empieza a molestar la soledad y no hablar tu idioma! Tu mente es una cabrona. Empiezas a pensar en la vieja, en el barrio, en la mesa de dominó. En los negrones que al pasar las muchachas decían cochinadas (hoy piensas son piropos). ¡Qué simpáticos muchachones! que diferentes a estos rubios que no tienen sangre en las venas. No bastan ojos azules y 1.80... Una vez escuché Radio Reloj on line. Eran las 6:30 de la mañana en Cuba. Podía ver a mi viejo levantarse e inundar la casa con el aroma de café que aunque fuera chícharo, en ese momento no querría uno mejor. Estuve como media hora oyendo el TIC TAC que me despertó cada mañana de mi vida. ¿Creerías que rompi a llorar?
- La morriña:
empieza cuando llega tú único amigo por el resto de tus días: El gorrión. Tarda pero llega. Un 31 de diciembre, o el día de las madres te preguntas: ¿Y qué coño hago yo aquí?Los recuerdos te acorralan y te sacan sangre. Reconoces qué lindo es tu país y su gente y que jodío te tiene la nieve! Descubres a Lecuona, Matamoros y a Cuní. Tu libro de cabecera se llama: ¿Donde está mi Habana? En tus CD's están El Bola, la Bourke y hasta Maria Teresa Vera, en tus DVD: Buena Vista Social Club. Idealizas una Habana que sólo existirá en tu corazón, diferente a la mía o la de otros. La palabra "asere" ya no te suena fea. Usarás más y más dicharachos criollos que te diferenciarán del resto de este pais. Porque ahora quieres ser diferente, es más, hacer saber a todos tu origen. Te fajas con los que hablen pestes de tu patria. Te fajas con los comemierdas que dicen que la Salsa no es el Son o discuten que Salsa es esa mierda llamada New York Style. -Señor la salsa se baila sólo de dos maneras: BIEN o MAL.
La última etapa: Resignación.
Cuando dos cubanos se encuentran la primera pregunta es: ¿Cuánto tiempo llevas aquí?Como si estuvieras en prisión. Porque es verdaderamente una condena no estar en tu tierra. Entiendes de una vez que los que estamos fuera, necesitamos más de los que estén allá, que ellos de nosotros. Sus problemas se resuelven mandando unos dólares, lo que necesitamos nosotros no cabe en un paquete de correos.
Llega finalmente la esperada primera visita a Cuba. ¡Qué desilusión! Estás allá y ya no eres de allí. No conoces al grupo de moda, a donde va la ruta 222 o qué novela estén poniendo. La Habana te es más ajena que Hong Kong. Al segundo día, si no fuera por la familia, quisieras volver a casa. ¿A casa?!!! ¿Pero no era esta tu casa? No perteneces a ningún lugar. No existes, todo es un espejismo. Como dice la canción: "No eres ni de aquí, ni de alla".
Ser CUBANO es una carrera muy larga, se llega por diferentes caminos y tú escogiste el más difícil. En el aeropuerto, al regreso, esa vez no te harán tantas preguntas. Las preguntas te las vas a hacer tú... Si yo lo hubiera sabido antes.
Tarda tiempo y muchas lágrimas entender cuál es nuestro verdadero lugar. Quizás hasta el momento no hayas vertido ni una lágrima, quizás sí. Pero si ya lo hiciste, te dire como dicen en nuestros barrios: - ¡Eso no es na´ prepárate pa´lo que viene!

venerdì 2 novembre 2007

BARACOA, CITTA DEL FUTURO

Se è vero che il mondo è sull'orlo della catastrofe, è anche vero che esiste ancora la speranza. E da dove poteva venire se non da Cuba e dalla sua diversità? Non a caso l'esperienza cubana viene continuamente aggredita da tutti coloro che difendono il pensiero dominante che è anche la causa del disastro in cui versa il pianeta ed i suoi abitanti. Per questo ancora una volta: QUE VIVA CUBA!
Ecco cosa ha scrito già alcuni anni fa Oliviero Toscani.

A Cuba c'e' "Baracoa-Macondo", la citta' del futuro: parola di Oliviero Toscani

Cuba, in provincia di Guantanamo, nella Ciudad de Baracoa (una sorta di Nueva Macondo) ho trovato un modello di civiltà molto avanzato, forse più avanzato di quello che mi ero lasciato in Italia: le televendite non sono ancora arrivate, e nemmeno McDonalds, Benetton, e lo stress da lavoro così diffuso nel cosiddetto nostro mondo moderno.Eppure gli abitanti di Baracoa non vivono nel passato, anzi sono molto in anticipo sui tempi storici mondiali: in questo momento essi sono alle prese con dei problemi che tutto il mondo, prima o poi, sarà costretto ad affrontare: il problema energetico e il problema alimentare.Fate attenzione.Quando fra mezzo secolo i giacimenti di petrolio del nostro pianeta saranno completamente esuriti, la penuria di risorse energetiche diventerà un serio rompicapo per il ricco vicino di casa che abita a nord di Baracoa, il governo Usa, il quale attualmente ogni giorno, sottolineo giorno, importa 20 milioni di barili di petrolio di provenienza straniera. Ma quando questo cataclisma mondiale avverrà gli abitanti di Baracoa quasi non se ne accorgeranno: essi si sono già da tempo convertiti alla bicicletta, al calesse e al pannello solare. E quando il resto del mondo dovrà fare i conti con la sovrapopolazione (secondo l'Onu fra mezzo secolo ben un miliardo di esseri umani, sottolineo miliardo, moriranno di fame) a Baracoa continueranno a produrre alimenti sulle terazze dei loto tetti, al fine di integrare le razioni mensili di cibo (ricordandovi che razionamento è il contrario di accaparramento).Attualmente Baracoa potrebbe essere definita, da noi consumisti italiani, come una cittadina povera, dato che manca quasi tutto ciò che noi vorremmo (tranne l’inventiva). Eppure camminando per le strade di questa città non ho trovato dei segni di povertà: non come a New York, o a Tokio, o a Londra, o a Parigi, o Milano, Roma, Napoli, Palermo. E la spegazione è semplice, gli attuali cittadini di Baracoa (che ho conosciuto a centinaia) stanno già vivendo nel futuro, perché essi hanno già da tempo imparato a limitare le abitudini consumistiche della civiltà moderna, senza però rinunciare ai piaceri della vita.
(Fonte: Rivista “Colors” n. 16).