giovedì 3 luglio 2008

Adios Ricardo


Ci hai lasciati questa notte,
sognavi di tornare in sella al tuo calesse

per traspostare la gente di Gaspar.

Perchè non ti sentivi vecchio

non sentivi i tuoi settantanove anni

e guai a chi te li ricordava!

Pensavi a comprarti un altro cavallo

magari anche qualche mucca e la casa da rifare,

ci mancava solo il tetto.

Ma sei stato sorpreso,

ci hai sorpresi,

e non ti vedrò più.

Addio Ricardo

Adios mi suegro querido

Adios

giovedì 19 giugno 2008

Frei Betto, ricordare il Che accarezzando la Revoluciòn cubana


Per commemorare gli ottannt'anni del Che, il miglior regalo sarebbe vedere le nuove generazioni credere e lottare per un altro mondo possibile.

di Frei Betto

Il 14 di giugno Che Guevara compirebbe ottant'anni. La sua militanza insieme a noi è terminata all'età di trentanove. Però non riuscirono ad ammazzarlo. Oggi è più vivo che nelle sue quattro decadi di vita reale. Inoltre sono pochi i rivoluzionari che come Mao e lo stesso Fidel, invecchiano. Molti versarono presto il loro sangue per contribuire al progetto di un mondo di libertà, giustizia e pace: Gesù con 33 anni; Martì, 42; Sandino, 38; Zapata, 39; Farabundo Martì, 38; solo per citare pochi esempi. Il nemico si deve strappare i capelli constatando che, oggi, il Che è più presente che durante l'epoca in cui loro credevano di poter assassinare le idee. Tentarono di tutto per condannarlo all'oblio; fecero a pezzi il suo corpo e nascosero le sue parti in luoghi diversi; inventarono su di lui ogni tipo di menzogna, non permisero che i suoi scritti circolassero in molti paesi. Fenice ostinata il Che rivive in foto, musica, spettacoli teatrali, film, poemi, novelle, sculture e testi accademici. Perfino una birra battezzarono con il suo nome, la Unique Garden; l'immagine del suo volto immortalato dalla famosa foto di Korda, occupa il centro delle abitazioni. Al constatare che le catene non imprigionano i simboli, ne le pallotole ammazano gli esempi, inventarono false biografie per cercare di diffamarlo. Invano. Perfino durante gli incontri di calcio gli appassionati innalzano cartelli con la sua immagine. E vedono che non si spende nemmeno un centesimo nella propagazione della sua immagine. Lei sola ha importanza per riflettere le idee che fecero di lui un rivoluzionario. Niente di tutto questo è frutto del marketing. Sono gesti spontanei di coloro che credono enfatizzare che l'utopia rimane viva. Oggi, riassumere il lascito del Che e celebrare i suoi ottant'anni serve a mantenere il cuore e gli occhi rivolti verso la preoccupante situazione del nostro pianeta dove impera l'egemonia del neoliberalismo. Molti, soprattutti giovani, sono attratti dall'individualismo e non dallo spirito comunitario; alla competitività e non alla solidarietà; all'ambizione smisurata e non alla lotta in favore dello sradicamento della miseria. Si parla tanto del crollo del socialismo nell'Est europeo e quasi nulla del fallimento inevitabile del capitalismo in quasi due terzi dell'umanità, dei quattro miliardi di persone che vivono al di sotto della soglia della povertà. Preoccupa anche il degrado ambientale. Se i leaders mondiali avessero ascoltato l'allarme di Fidel durante la Cumbre di Rio de Janeiro nel 1992 forse la devastazione non sarebbe arrivata all'estremo di provocare frequenti tsunami, tornado, tifoni ed uragani mai visti, senza parlare del surriscaldamento globale, del disgelo della cappa polare e la desertificazione dei boschi. La distruzione dell'Amazzonia è devastante, il barile di petrolio, che costa dieci dollari all'uscita dal pozzo, ora costa oltre centoventi dollari sul mercato. E' triste constatare che grandi aree agricole per l'alimentazione sono riservate per la produzione di etanolo destinate a nutrire gli 800 milioni di veicoli che circolano in tutto il pianeta e non gli 824 milioni di bocche affamate minacciate di morte precoce. Davanti a questo mondo dove la speculazione finanziaria ha soppiantato la produzione di beni e servizi, quale scala di valori serve da termometro per la supposta felicità dell'uomo, che fare? Bolivar deve essere felice per la primavera democratica in America del Sud. Dopo il ciclo delle dittature militari e governi neoliberali ora i popoli eleggono governi che rifiutano l'ALCA, approvano l'ALBA, rafforzano il MERCOSUR e ripudiano l'invasione dell'Iraq ed il blocco a Cuba da parte del governo degli Stati Uniti. Qual'è il modo migliore per commemorare gli ottant'ani del Che? Credo che il miglior regalo sarebbe vedere le nuove generazioni credere e lottare per un altro mondo possibile, dove la solidarietà sia abitudine, non virtù; la pratica della giustizia un'esigenza etica; il socialismo il nome politico dell'amore. Costruire un mondo senza degrado ambientale, fame ed ingiustizie sociali! In attesa dei cinquant'anni della Revoluciòn cubana, tutti dobbiamo accarezzarla ogni volta di più, non come fatto del passato ma come progetto di futuro.

Tradotto dal sito Casa de las Americas

domenica 1 giugno 2008

Eduardo Galeano: Come si spiega che è più importante alimentare le auto che le persone?


Il grande intellettuale e scrittore uruguaiano Eduardo Galeano, in occasione della presentazione alla Casa de Amèrica di Madrid del suo ultimo libro, ha rilasciato un'intervista a Roberto Montoya, per il quotidiano Rebeliòn. "Come si spiega che è più importante alimentare le auto che le persone?" si chiede Galeano.

"Visti dall'alto tutti gli uomini siamo dei nani, dal basso sembriamo giganti, per questo è importante guardarsi orizzontalmente, dal lato dell'uguaglianza, rispettando la diversità, che è la più grande ricchezza che abbiamo". Galeano dice che il cancro contro il quale ha dovuto combattere fino a poco tempo fa gli ha impedito di seguire i suoi impegni abitudinari, però gli ha dato molto tempo per tessere le 600 piccole storie che racconta nel suo nuovo libro. E' un filo misterioso come quello che tante volte ha utilizzato per scrivere una quarantina di libri per dare unità, armonia e coerenza a storie apparentemente tanto diverse come parlare in una stessa opera di Aristotele, George W. Bush, Barack Obama, Maometto, Don Chisciotte, Mark Twain, l'ambiente, la donna, l'immigrazione, il libero mercato e mille altre cose. Temi profondi raccontati con sensibilità e con un'immancabile presenza di ironia ed umorismo. "Non prendere sul serio ciò di cui non puoi ridere, mi consigliò una volta un amico brasiliano", dice sorridendo questo narratore instancabile. Quando nel 1971 pubblicò una delle sue opere più emblematiche, Le vene aperte dell'America Latina, in quella regione ebbero inizio un'ondata di colpi di Stato e sanguinose dittature militari. "In nome della libertà del mercato limitarono la libertà della gente. Il libero mercato significò per Milton Friedman un Premio Nobel, e per paesi come il Cile, un Pinochet". "Erano dittature nate per mutilare il popolo" prosegue" per annichilire i più pericolosi di un'intera generazione e la loro volontà di cambiamento. Avevano paura che questa energia di cambiamento potesse tradursi in un reale pericolo per i loro interessi". Galeano è ottimista sulla nuova situazione in America Latina. "Negli ultimi anni per fortuna sono nati governi con volontà di cambiamento, stanno incominciando a fare cose, è molto diverso il panorama politico latinoamericano, perchè perchè il Latinoamerica è un regno della diversità, e questo è il meglio che ha. Siamo riusciti a riunirci ed unire questa energia di cambiamento per generare la possibiltà di difenderci meglio. Eduardo Galeano è critico con alcune attitudini dei governi europei verso questi processi. "Sottolineo il tema della diversità perchè in Europo non si smette di non voler capire. Non è sempre facile vedere e capire questa diversità da fuori. Ed ancora più difficile è vederla con gli occhi delle nazioni che sono state dominanti durante il periodo coloniale e che in qualche modo continuano ad esserlo. Disprezzano quello che ignorano, disconoscono qual'è la vera realtà di paesi sui quali si sentono tutt'ora in diritto di emettere sentenze, dire questo è giusto, questo è sbagliato, questo è democratico, questo no". "Quando si dicono cose secondo le quali la Bolivia è un paese ingovernabile, o incomprensibile, in realtà vogliono dire che è un paese invisibile per i loro occhi, occhi avvolti in ragnatele coloniali, che gli impediscono di vedere". Questo etrno giovane ribelle, capace come pochi di agrregare in questi giorni attorno al suo libro
1500 persone, in maggioranza giovani, nelle sue presentazioni in Galizia e Catalogna, dice che vuole "dimostrare la diversità del mondo, che è una diversità negata dal potere, perchè lo sguardo del potere è invalidante dell'arcobaleno terrestre. Questo ha molti più colori di quelli che gli riconoscono". "Che autorità possiedono paesi che nemmeno hano fatto autocritica di essersi arricchiti in passato con la schiavitù?", domanda Galeano. "Si vuole nascondere che la vendita di carne umana durò tre secoli; fu l'affare più prospero delle corone europee". E nel suo libro Galeano relaziona questo passato con l'intolleranza attuale, intolleranza verso l'altro, verso l'omosessuale, verso l'immigrante, intolleranza verso quello con colore diverso della pelle. "E se adamo ed Eva fossero stati neri?" si chiede nel libro. "Perchè noi esseri umani veniamo tutti dall'Africa, in questo non c'è divergeza tra gli esperti. Siamo tutti africani emigrati, e quello che si occupò del fattore colore è stato il Sole, ed imbiancò quelli che si allontanavano dal luogo di origine, che era l'Africa". Eduardo Galeano riconosce che si è andati avanti nei diritti delle donne nel mondo, "o in parte del mondo, in maniera molto diseguale, però non perchè noi maschi glie li abbiamo regalati ma perchè loro li hanno conquistati con un percorso molto duro". Però avverte: "Tuttavia sono viste dall'ideologia dominante come oggetti di proprietà maschile. La forma più ripugnante della proprietà privata è la proprietà delle persone, come quello di vedere la donna quale proprietà dell'uomo". Lo scrittore uruguaiano mette la lente pure nel "regno del petrolio" e il problema del biocombustibile. "Per gli Stati Uniti fu un errore di Dio mettere il petrolio sotto le sabbie del Medio Oriente, invece di mettrlo dove doveva". "Il petrolio continua ad essere il re dei prodotti. La stampa europea dedicherebbe tanta importanza a Chàvez, come un Satana sempre disponibile, se il Venezuela invece del petrolio esportasse lattuga?". E altrettanto dice dell'Iran: "Ora va a finire che le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki le buttò l'Iran, ma no, le buttò nientemeno che un Governo democratico degli Stati Uniti". Galeano conclude: "Il mondo gira attorno a sua maestà l'auto. Come si spiega che importa di più alimentare le automobili che la gente? Se il petrolio è insufficiente o molto caro, andiamo a dargli da mangiare soia, mais, zucchero. Qual'è il membro più importante della famiglia? Senza dubbio quello che dorme nel garage".

giovedì 8 maggio 2008

UN PEDAZO DE L'ALMA

Lilliana Hectòr e Ariel Dìaz sono ripartiti per l’Avana dopo tre settimane di soggiorno conferenze e concerti. Con loro se ne è andato un pezzo dell’anima, quella che sogna Cuba, ama la trova cubana e persone come Ariel e Lilliana, artisti nobili, sensibili, dignitosi, ma soprattutto persone piene di tenerezza che non puoi che ammirare. Ho dovuto far passare alcuni giorni prima di mettermi a scrivere dei loro concerti senza che mi venga il magone.

Partiti dall’Avana la sera del 18 aprile, sono arrivati a Malpensa verso il mezzogiorno del giorno dopo, oltre due ore di auto per arrivare in Valtellina, il tempo di una doccia e subito ad affrontare il primo impegno. Presso la bellissima Mediateca situata nel sottotetto dell’edificio che ospita la sede comunale e le scuole elementari di Piateda, ha avuto luogo la conferenza-concerto di cui ho parlato nel post precedente.
Il 24 aprile Ariel e Lilliana suonano al Pub Il Mambo di Piateda, è un locale frequentato dai giovani di Sondrio e ditorni, tutti appassionati di musica alternativa. Grazie alla passione di Paolo, il proprietario del locale, quì sono passati molti nomi importanti del panorama della musica non conformista. Ricordo una stupenda serata con Luigi Grechi, il fratello di De Gregori, finita con una indimenticabile bevuta, altra passione che Luigi Grechi divide volentieri con i suoi appassionati. Ariel e Lilliana suonano nella sala riservata ai concerti, ottimo ambiente ben insonorizzato dove i rumori di chi al piano superiore preferisce dedicarsi alla birra ed alla conversazione, non disturbano troppo chi intende seguire attentamente il concerto. I due trovadires sono in forma come sempre ed i presenti seguono la loro performances con interesse.

Il 25 aprile si parte di buon’ora per Viareggio dove la sera terranno un concerto presso l’Art Cafè il Kiosco. Il viaggio è stato stressante, lunghe ed infinite code hanno fatto sì che i 480 chilometri che separano la Valtellina dalla casa dell’amico Mariano che ci ospita, richiedessero più di sette ore per essere percorsi. Quindi arriviamo stanchi ed affamati, ci si ristora e si riparte per Viareggio per la cena organizzata in occasione dell’evento. Il Kiosko è pieno di gente come mai, soprattutto giovani. Si cena in un ambiente intimo e caloroso, poi via con il concerto. Pure qui grande attenzione, anche da parte di coloro, ce ne sono parecchi, che conoscono la Nueva Trova ma rimangono affascinati dalla bellezza delle canzoni di Ariel e Lilliana che malgrado la stanchezza del viaggio regalano ai presenti un’esecuzione impeccabile di tutti i brani contenuti nel loro ultimo CD.

La sera del 30 aprile è in calendario l’evento più importante del loro tour. Presso il Teatro Comunale di Ponte in Valtellina i due trovadores terranno il loro concerto, l’evento più atteso delle manifestazioni della Ponte in Fiore. Un’ora prima del concerto si provano gli strumenti, tutto ok!
La gente incomincia ad arrivare mezz’ora prima del concerto, il teatro contiene solo 130 persone, tutte con posto prenotato. Sono parecchi coloro che non possono entrare, anche se alcuni riescono ad occupare i posti in piedi vicino alle pareti. L’esibizione di Ariel e Lilliana è veramente superlativa, il pubblico segue senza quasi fiatare l’esecuzione dei loro brani ed applaudono con convinzione dopo ogni brano. Un trionfo! Anche qui i CD vanno a ruba e non ne rimane nemmeno uno invenduto.

Il primo maggio sono in calendario due esibizioni, una il pomeriggio sul palco allestito presso la Festa del Primo Maggio organizzata dal Circolo Culturale Il Forno di Ponte in Valtellina, la seconda la sera presso la Vineria di Tirano. La prima purtroppo non ha potuto avere luogo a causa di problemi nell’allestimento degli impianti di amplificazione che hanno richiesto più tempo del dovuto ai tecnici addetti a tale scopo. Quando gli impianti sono in grado di fare il loro dovere è ormai giunta l’ora di partire per Tirano per la seconda esibizione. Nell’intimità del bellissimo patio della Vineria, Lilliana ed Ariel si sono esibiti senza amplificazione, chitarre acustiche e voci intonatissime hanno intrattenuto i frequentatori dello splendo locale del centro storico tiranese, frutto di un intelligente intervento di recupero edilizio. Sembrava di essere al Centro Cultural Pablo de la Torrente Brau all’Habana Vieja, dove solitamente si esibiscono i trovadores.

L’ultima esibizione era programmata presso il Jom Bar di Tresivio, locale alla moda frequentato dalla gioventù della Sondrio bene, o presunta tale, la sera del 5 maggio, giorno prima del rientro a Cuba. Alle sette di sera i primi clienti incominciano ad arrivare per l’ora dell’aperitivo, si montano le attrezzature ed i due trovadores iniziano a cantare le loro canzoni. Nel frattempo il locale si è riempito ma sembra che dell’esibizione dei due cubani ai giovanotti ed alle signorine presenti importi poco. Si chiacchiera a voce alta, tanto da obbligare ad aumentare il volume degli amplificatori fino al limite del feed-back e della distorsione. Ariel e Lilliana provano a proseguire ma dopo meno di mezz’ora interrompono l’esecuzione. Ariel si rifiuta di continuare a cantare per un pubblico venuto solo per mettersi in mostra e senza nessun interesse per l’evento in corso. Io cerco di convincerli a proseguire fregandosene della maleducazione dei presenti, portare a termine il concerto, incassare il compenso e dimenticarsi della serata, ma lui è inflessibile “io non canto per chi non ha nessun interesse per quello che faccio, il compenso non mi interessa, non mi sono mai esibito per puro interesse economico”. Ha ragione! la dignità di un cubano vale molto più di qualsiasi compenso. Si smonta tutto e si va via, dopo aver ringraziato il titolare per l’opportunità offerta. Mentre si rientra a casa comincio a pensare che questa sia stata l’esibizione migliore dei due amici trovadores….

Ora sono tornati al loro amatissimo Paese, appena rientrati scrivono una lettera commovente su questa loro prima esperienza italiana, hanno conosciuto persone splendide, hanno visitato città e paesi bellissimi, hanno capito molto di come funzionano le cose qui. Torneranno. Ma sempre con il biglietto di ritorno in tasca….

lunedì 21 aprile 2008

Retrato cantado de la Nueva Trova



Stupenda serata ieri sera presso la Mediateca del Palazzo Comunale di Piateda. I trovadores Cubani Ariel Dìaz Pena e Lilliana Hèctor Balance hanno tenuto, per la prima volta in Italia, la loro conferenza- concerto "Retrato Cantado de la Nueva Trova". Davanti ad un pubblico attento ed interessato i due giovani trovadores hanno raccontato la storia della Trova Cubana dagli inizi fino alle attuali tendenze. Hanno raccontontato come questo genere muscale abbia attraversato momenti controversi andando di pari passo con gli eventi storico-politici della loro terra. Dall'incontro delle tradizioni indigene fino alle contaminazioni dei canti degli schiavi africani, dallo spirito della Revoluciòn fino alla resistenza del "periodo especial" che proprio alla forza della cultura deve il successo della sopravvivenza dell'esperienza rivoluzionaria che è riuscita resistere ai desideri di conquista e di sottomissione anche dopo la caduta dell'Unione Sovietica. La cultura in generale ed i trovadores in particolare, hanno scelto di rimanere nel loro paese malgrado le ristrettezze economiche, hanno creduto che la cultura sia la vera arma vincente contro le mire annessioniste dell'impero ed ora che la situazione economica sta migliorando, si stanno aprendo nuovi spazi che stanno dando vita ad innumerevoli esperienze e ad una nuova generazione di trovadores che interpretano le nuove tendenze.




Nel corso della serata i due giovani autori hanno offerto al pubblico l'esecuzione dei brani più rappresentativi della Trova cubana ed hanno concluso con alcuni pezzi che fanno parte del loro ultimo CD "Ven a mi Cuba".


Prossimamente si esibiranno il 24 aprile presso il Mambo di Piateda, il 30 aprile daranno un concerto a Ponte in Valtellina presso il Teatro comunale in occasione delle manifestazioni della Ponte in Fiore, saranno poi a Viareggio la sera del 25 aprile all'Art Cafè il Kiosko, rimarranno in Toscana per presenziare ad alcune iniziative dei locali Circoli culturali per tornare in Valtellina il Primo Maggio qundo si esibiranno alla Vinoteca di Tirano. Chiuderanno il loro tour italiano il 4 maggio al Jom Bar di Tresivio.

giovedì 10 aprile 2008

Ariel e Lilliana, o la dignità cubana



In questi giorni sono alle prese con incredibili problemi per portare a termine l'invito ai miei amici trovadores Ariel Dìaz e Lilliana Hèctor per una serie di concerti in Valtellina ed in Versilia. Questo non mi ha permesso di dedicare tempo a questo e all'altro mio blog malgrado avessi molto da dire sugli ultimi eventi , in particolare su quelli cubani e sulla questione Tibet. Però uno dei soliti anonimi che intervengono per denigrare ed insultare Cuba, Fidel ed il Governo cubano, oggi mi ha mandato un commento che sembra fatto apposta per stimolare un articolo che serva a far capire come stanno realmente le cose, se è vero che il Governo cubano impedisce ai propri cittadini di uscire da Cuba o se invece gli ostacoli hanno ben altra origine. Oltre ovviamente ai costi insostenibili per le economie povere dei Paesi del Terzo Mondo ridotte in miseria dalla voracità dei paesi "liberi e democratici".


L'anonimo villano scrive:

Anonimo ha detto...
la differenza è che un italiano fa semplice domanda di un passaporto,dopo 10-15 giorni ti arriva a casa.ha il libero arbitrio..."vado in africa oppure in america...no in lituania".puo andare ovunque,senza conoscere nessuno,puo rimanere quanto gli pare...ecc..ecc.il cubano deve elemosinare il passaporto(50cuc),il piu delle volte non lo danno se non hai l'invito dall'estero(140cuc)..anzi mai.chiedere il permesso addirittura al centro di lavoro,al presidente di quartiere ecc..ecc.il cubano per uscire a volte usa l'inganno,guarda gli artisti-sportivi-attori-giornalistiche "solo" l'anno passato sono fuggiti.sono tanti e alcuni popolarissimi(tutti veri cubani..cheche se ne dica..)e mi fermo qui.d'altronde sai bene cosa dico!!stai facendo l'invito dei tuo amici artisti?quanto hai speso fino adesso?e perche tutti quei permessi....tu hai idea come è triste lasciare il proprio paese per vivere decentemente?la liberta è anche questa.vivere dove a uno le da la gana.....DI TUTTO DEL TUO TIRANNO,DI'DI PIU.jose marti'


Credo che chiunque conosca la realtà cubana sappia benissimo che le cose non stanno proprio come le descrive il bambo che ha pure il coraggio di firmarsi Josè Martì. Non c'è veramente limite all'indecenza!!!!!


La questione dell'invito ai miei amici è subito descritta, al rientro da Cuba ho chiesto all'Assaciozione patrocinata dal Comune di Ponte in Valtellina, di mandare ai due trovadores cubani l'invito per la partecipazione alle manifestazioni ed un certificato che attesti che l'Associazione esista veramente. Il Sindaco, tra l'altro a capo di una giunta di centrodestra, ha mandato personalmente l'invito a nome del Comune attestando quindi anche che l'Associazione che promuove le manifestazioni dipenda direttamente dal Comune, quindi taestimoniava lui stesso la mancanza di qualsiasi secondo scopo. Con questa documentazione e con il regolare permesso di emigrazione rilasciato immediatamente dalle autorità cubane, i due artisti si sono presentati all'Ambasciata Italiana all'Avana. QUI SONO INCOMINCIATI I GUAI! (Chi ha avuto occasione di dover ricorrere alla nostra Ambasciata all'Avana sa benissimo come si viene trattati, le interminabili code a cui ti sottopongono, il comportamento da cafoni dei vari addetti che, ben pagati con i nostri denari per risolvere le necessità degli italiani che per vari motivi si trovano a Cuba, riescono a far andare su tutte le furie anche il più pacifico degli esseri umani. Non a caso l'Ambasciata italiana viene considerata la peggiore tra tutte quelle che si trovano a Cuba, in proposito avrei da raccontare delle cose molto interessanti....). Per i nostri amici è iniziata una trafila interminabile a causa delle continue vessazioni cui sono stati sottoposti da coloro che dovrebbere usare la diplomazia per rendere amichevoli le relazioni fra i nostri due popoli. Hanno iniziato sostenendo che l'invito non era in originale e quindi non valido, perciò è stato necessario far mandare dal sindaco un fax che confermasse l'originalità dell'invito. Ma secondo i solerti rappresentanti del nostro Paese, il fax non era perfettamente chiaro e quindi pure questo non ritenuto valido. Intanto i giorni passavano e la data di partenza, con biglietti già pagati, si avvicinava e l'Ambasciata riceve solo poche persone al giorno per due o tre giorni la settimana. Si è reso necessario rimandare nuovamente l'originale della documantazione ma ancora l'Ambasciata ha trovato il modo di allungare i tempi in modo che i due trovaradores non hanno potuto partire il 5 aprile, perdendo così la possibilità di tenere il primo concerto e si è dovuto cambiare la data di partenza con le dovute conseguenze economiche. MA LA STORIA NON è FINITA QUI, Oggi Ariel e Lilliana mi scrivono dicendo che l'Ambasciata ha richiesto che la richiesta di invito deve essere indirizzata all'Ambasciata, cosa mai avvenuta, e che venga aggiunta una frase senza la quale non concederanno il Visto!!!!!!!! Così sarà necessario un nuovo rinvio della partenza, un altro biglietto per il volo ed il rinvio o la rinuncia anche del secondo concerto!!!!! Io mi chiedo come sia possibile un comportamente così apertamente ostile a che i due artisti possano venire ad esibirsi in Italia, e mi chiedo come fanno certe persone con il cervello impregnato di fascismo allo stato puro a continuare a sostenere i soliti luoghi comuni artatamente messi in giro dalla vile propaganda anticubana orchestrata dalla più schifosa feccia reazionaria.

Ecco la mail che mi hanno inviato, sconsolati, Ariel e Lilliana che vanno spesso in giro per il mondo a tenere i loro concerti ma che mai si sarebbero aspettati un trattamento simile da parte di un Paese che consideravano, a torto, amico, anche a causa delle comuni radici latine e dell'amore per l'arte che pensvano facesse parte della cultura del nostro popolo. E per fortuna che io li avevo messi in guardia sulla situazione che regna in Italia dove il pensiero fascista è sempre dominante.


Queridos nuestros:

Las noticias no son nada buenas. Primeramente decirles que en la embajada italiana en la Habana nos trataron de la manera más ultrajante que yo recuerde en nuestras vidas, Esperamos 5 horas parados en la acera, mientras pasaron todos los demás, El asunto en cuestión es el siguiente; No nos aceptaron la carta de invitación porque debe ser dirigida por la Comune a la embajada y no al Centro Pablo,como siempre ha sido desde que tengo uso de razón,tengo la impresión de que inventaron eso de repente,en muy mala forma además. Nos dijeron que debe agregársele el siguiente párrafo que nos entregaron impreso y que te reproduzco a continuación, debe decir que La comune está conciente de lo siguiente: L' invitante dovra' altresi' fare stato della consapevolezza delle responsabilita' penali derivanti dall'art 12 del TU 286/1998 in materia di favoreggiamento dell'immigrazione illegale.
Esto me parece una falta de respeto hacia nosotros y al estado cubano que está solicitando de manera oficial un trámite de visado y también irrespetuoso con la Comune. Me parece completamente innesesario y ustedes son libres de decidir cualquier cosa al respecto. Nosotros nos sentimos muy humillados por estos señores que no han respetado las normas y los acuerdos migratorios.
Si todavía estuvieran en condiciones de proseguir con nuestro viaje La comune tendría que enviarnos de nuevo la carta con esos arreglos (dirigirla a la embajada d Italia en la Habana y agregarle el párrafo) Tendrías que enviarla mañana mismo (ellos demoran UNA SEMANA en entregar la visa y solo trabajan Lunes,miércoles y viernes) para lo que te recomiendo que lo hagan,no por fax,sino por email escaneada en jpg o formato pdf, ya que para colmo cerraron con la siguiente frase "tráiganla en un papel más bonito y no en ese de fax que casi no se ve" Les cuento todos los detalles para que tengan una idea de lo que estamos sintiendo, los cubanos no somos de aguantar estas cosas de nadie. Además estamos preocupados por sus tantos esfuerzos en esta empresa tan noble y desinteresada.
Nos pidieron además un seguro de viaje que tendremos que pagar aquí, no lo haremos hasta tener respuestas de ustedes ya que no lo devuelven, ni tampoco los 120 euros que pagaremos de visa si la negaran.
Esperamos,,,cambio y fuera!
besos, besos
Ariel y Lilly


Traduco per coloro che non conoscono lo spagnolo:


Carissimi,

le notizie non sono per nente buone. Prima di tutto vi dico che all'Ambasciata italiana all'Avana ci hanno trattato nella maniera più oltraggiosa che ricordi nella vita. Abbiamo dovuto aspettare 5 ore in piedi sul marciapiede mentre hanno fatto passare tutti gli altri. La nuova questione è la seguente, non accettano l'invito perchè deve essere diretto all'Ambasciata e non al Centro Pablo (l'Associazione culturale a cui appartegono Ariel e Lilliana) come è sempre stato da quando ho l'uso della ragione, ho l'impressione che se la sono inventata al momento, e pure in malo modo. Ci hanno detto che bisogna aggiungere questa frase che ci hanno dato per iscritto e che riproduco in seguito, deve dire che il Comune deve essere coscente di questo: l'invitante dovrà altresì fare stato della consapevolezza delle responsabilityà penali derivanti dall'art. 12 del TU 286/1998 in materia di favoreggiamento dell'immigrazione illegale.
Questo mi sembra una mancanza di rispetto verso di noi e lo stato cubano che sta sollecitando in modo ufficiale un visto e pure irrispettoso per il Comune.
Mi sembra veramente non necessario e voi siete liberi di decidere qualsiasi cosa al riguardo. Noi ci sentiamo molto umiliati da questi signori che non rispettano le norme e gli accordi migratori.
Se tuttavia credete di continuare per il nostro viaggio, il Comune dovrà inviarci di nuovo la carta con queste regole (indirizzarla all'Ambasciata italiana all'Avana ed aggiungerci il paragrafo). Dovrete inviarla domani stesso (loro tardano una settimana per dare il visto e lavorano solo il lunedì, mercoledì e venerdì) perciò raccomando di farlo non per fax ma per e-mail in formato JPG o PDF visto che per colmo hanno chiuso la discussione con "portacela su carta buona e non per fax che quasi non si legge". Vi sto raccontando tutti i dettagli perchè teniate un'idea di quello che stiamo vivendo, noi cubani non siamo fatti per subire queste cose da parte di nessuno. Oltretutto siamo preoccupati per i vostri sforzi in questa impresa tanto nobile e disinteressata.

Ci hanno chiesto anche un'assicurazione di viaggio che dobbiamo pagare quì, non lo faremo fino a qundo non avremo risposta, tantomeno i 120 Euro di Visto se poi ce lo negano.

Aspettiamo

Baci, baci

Ariel e Lilliana

Credo non servano altri commenti. Anche il più indegno degli esseri umani sa capire chi sono i veri tiranni. Vero Anonimo vigliacco che hai pure il coraggio di firmarti con il nome di colui che è il padre delle lotte che hanno portato il popolo cubano ad essere tanto dignitoso? O hai bisogno di altri esempi? Se vuoi di posso raccontare altri migliaia di fatti su quel popolo nobile e dignitoso e su certe canagliate dei rappresentanti del nostro "bel paese".

P.S. Grazie Ariel e Lilliana per l'esempio che state dando, la vostra amicizia mi onora e mi rende orgoglioso di spendermi per far conoscere la vostra arte. Il paese che ha fatto sua la cultura del Grande Fratello e delle Isole dei Famosi, ha veramente bisogno del vostro aiuto. LOS QUIERO MUCHO


martedì 25 marzo 2008

Ciao Gino, il popolo cubano non ti dimenticherà mai




L’altra notte si è spento in una casa di cura di San Donà di Piave dove era stato ricoverato per alcuni esami clinici, Gino Donè Paro, uno degli spedizionieri del Granma il battello che salpò dal Messico verso Cuba per dare inizio alla Revoluciòn che liberò i cubani dalla feroce dittatura di Fulgencio Batista e dalla totale sottomissione politica, culturale ed economica agli Stati Uniti d’America.
Dopo aver partecipato giovanissimo alla lotta partigiana, Gino si recò a Cuba per lavoro, si sposò ed entrò subito in contatto con il movimento M 26-7 che aveva iniziato a combattere contro il regime di Batista. Inviato in Messico, fu compagno di camera di Ernesto Chè Guevara e fu scelto da Fidel Castro tra gli 82 uomini che il 25 novembre del 1956 salparono verso Cuba a bordo del Granma dando così inizio alla Revoluciòn cubana. Su questo blog ho pubblicato circa un anno fa un post dedicato alla sua straordinaria ed avventurosa vita. Lo potete leggere quì:

http://vivacubalibera.blogspot.com/2007/04/un-veneziano-sul-granma.html


A me che ho avuto la fortuna di conoscere e di avere come amici tanti personaggi straordinari, rimarrà sempre il rammarico di non aver conosciuto personalmente Gino. Mi diede il suo indirizzo Don Andrea Gallo, suo grande amico, ed io cercai di contattarlo per sondare la possibilità di invitarlo in Valtellina a parlarci della sua esperienza ma in quel periodo Gino si trovava a Cuba perchè invitato a festeggiare il 50° anniversario della spedizione del Granma. In seguito ha cambiato residenza e solo lo scorso anno l'ho saputo. Sono partito per svernare a Cuba con l'intenzione di contattarlo al rientro. Sono rientrato da circa un mese e sto organizzando dei concerti per una coppia di amici trovadores cubani per il mese di aprile ed avevo intenzione, alla fine di questo impegno, di cercare Gino per portare a termine il mio progetto. Purtroppo stamane la triste notizia della sua scomparsa. La Revoluciòn ha perso "el italiano" l'uomo che visse una vita straordirnaria ma che sopratutto fu eroe per la sua SEMPLICITA’, colui che a chi chiedeva spiegazioni sulla sua vita avventuruosa rispondeva che aveva fatto semplicemente «quello che doveva da fare».

La sua storia di uomo qualunque che segretamente ha vissuto una vita da eroe è stata recentemente narrata nel documentario “A secret life with Fidel”, scritto e diretto da Enrico Coletti che qualche anno fa scoprì che tra gli 82 rivoluzionari imbarcatisi sul Granma c’era anche un’italiano. Dopo complesse ricerche riuscì a rintracciare l'ormai anziano signore di origini venete. "Era talmente riservato - ricorda Coletti - che non voleva parlare della sua vicenda, ma pian piano siamo diventati amici e così ci siamo immersi in un racconto che è una testimonianza storica importantissima".
Ciao Gino, uomo semplice e straordinario, il popolo cubano e tutti gli uomini che lottano per la giustizia, la pace e l'uguaglianza non ti dimenticheranno mai.