mercoledì 31 dicembre 2008

Feliz 2009!


Da quì, nella mia Avana querida, mando a tutti i miei auguri per un felice 2009.
Purtroppo sono costretto a moderare i commenti in quanto non voglio passare il mio tempo a cancellare quelli dell'idiota psicopatico che si diletta a riempire il blog con i suoi interventi da malato mentale. E' triste sapere che esistano ancora persone tanto sottosviluppate intellettualmente da passare il proprio tempo nel tentativo di denigrare le passioni altrui invece di decarsi alle proprie. Ma per avere delle passioni necessitano animi nobili, non essere vittime dell'odio che la nostra società "libera e domocratica" dispensa in quantità industriale.
Ora per due mesi mi godo l'amabilita dei cubani e le bellezze dell'isola, poi si vedrà. Forse è la volta buona che decido di trasferirmi definitivamente.
Hasta luego.

mercoledì 26 novembre 2008

Chàvez stravince ma....

Chavez stravince le elezioni amministrative in Venezuela. Malgrado alcuni suoi ex sostenitori non abbiano aderito alla formazione del Partito Socialista Unito ed abbiano creato loro partiti in concorrenza al PSUV, quest'ultimo ha vinto in 17 regioni su 22. Due sono andate all'opposizione per un soffio grazie al fatto che si sono candati partiti di sinistra in alternativa a Chavez. Il successo di Chavez e l'alta affluenza alle urne dimostra che le sue politiche continuano a riscuotere successo e che i pochi contestatori che cercavano una loro visibilità politica non contano praticamente nulla. Interessanti le note delle agenzie di stampa "democratiche", iniziano tutte dicendo che "Chavez vince le elezioni ammanistritave ma......" e giù a dedicare spazio a quelle pochissime realtà dove non ha vinto. E' la stampa "libera e democratica" signori.... Come se in Italia Rifondazione Comunista vincesse tutte le Regioni meno due o tre ed invece di rimarcare un quasi plebiscito ci si sprecasse a discutere del fatto che non ha vinto tutto. E pensare che scrivono della vittoria "plebiscitaria" di Berlusconi che in coalizione ha ottenuto il 47 per cento dell'ottanta per cento dei votanti, praticamente poco più di un terzo degli aventi diritto al voto. Ma si sa, quando vincono i padroni è diverso di quando vince il popolo.....

Per tagliare la testa al toro sulla consistenza della vittoria dei socialisti venezuelani, in alto trovate un grafico con riportate le percentuali delle ultime consultazioni, quì sotto una piantina politica del Venezuela. Chi sostiene che l'opposizione "ha recuperato fortemente" non può che far altro che constatare che il Rosso avanza alla grande. Forse anche i nostri pennivendoli "arrossiranno".....

giovedì 13 novembre 2008

Fidel Castro Ruz - La paz en Colombia


Ieri sera, in diretta su Cubavision, si è potuto assistere alla presentazione del nuovo libro di Fidel Castro Ruz, La paz en Colombia. Al Palazzo delle Convenzioni il Ministro della Cultura, Abel Prieto Jimènez ha presentato il libro in presenza dei membri del Burò Politico, Ricardo Alarcón, presidente del Parlamento; José Ramón Balaguer, ministro di Salute Pubblica e Concepción Campa, direttrice dell’Istituto Finlay, con altri dirigenti del Governo e dello Stato, delle organizzazioni politiche e di massa, dei combattenti del MINFAR e del MININT, e una rappresentanza di studenti della Scuola Latinoamericana di Medicina. Il Ministro ha definito “La paz en Colombia” un imprescindibile punto di riferimento per gli intellettuali della sinistra e per coloro che partecipano ai movimenti sociali in America Latina e nelle altre regioni. “Il testo invita all’analisi, allo studio e al rigore su una parte della storia recente che non è stata scritta - o solo in modo parziale - sottolineando il ruolo decisamente rispettoso di Cuba nell’impegno di ottenere la pace in questo pese dell’America del Sud, ricalcando soprattutto la tesi di Fidel che non si dovrebbe mai rinunciare a lavorare per la pace”, ha aggiunto il Ministro.
José Arbesú, vice capo del Dipartimento delle Relazioni Internazionali del Comitato Centrale, che è stato un testimone eccezionale dei fatti che si narrano, ha detto che l’opera tocca “qualcosa che è stato occultato”, cioè gli sforzi dell’Isola resi concreti dalla condotta della Rivoluzione cubana e dalla condotta del Comandante in Capo, rivelatori dell’etica e di una posizione di principi mantenuti per 30 anni che non hanno nulla a che vedere con le guerre, nei quali si è cercato d’incontrare una soluzione negoziata e giusta per il conflitto colombiano.
“ Questo è il risultato di più di 400 ore di lavoro instancabile, grazie alla ferrea volontà creatrice dell’autore”, ha detto la giornalista e scrittrice Katiuska Blanco.
Quest’opera, pubblicata dalla Editora Política, rivela importanti documenti, interviste e fatti con precisione millimetrica e costituisce un libro oceanico per la sua sincerità e la sua portata, ed offre al lettore la possibilità di esprimere un proprio giudizio.
Il testo integro del libro appare oggi nel sito: www.cubadebate.cu. dove è possibile scaricarlo in formato PDF.
Consiglio vivamente a tutti di approfittare di questa occasione che mette a disposizione di tutti quello che diventerà sicuramente il libro più letto in questo periodo in tutto il mondo. Le sue pagine rivelano, con il sostegno di testimonianze e documenti, fatti che la storia di quest'ultimo mezzo secolo ha tenuto nascosti in quanto certe verità scomode tali dovrebbero restare. Si racconta tutto ciò che avremmo voluto sapere sulle trattative tra i diversi governi della Colombia e la dirigenza della Rivoluzione cubana, con o senza relazioni diplomatiche, per dar vita a dialoghi di pace, riscattare prigionieri ed evitare assassinii, come quelli che avrebbe potuto provocare il piano del governo di Julio Cèsar Turbay Ayala per assaltare l'ambasciata dominicana. Per la prima volta vengono raccontati fatti andati persi nei reportage della stampa o rimasti sconosciuti a molti, finalmente si fa chiarezza su eventi che meritano di essere analizzati attentamente per conoscere a fondo la realtà su eventi che hanno interessato l'intero continente latinoamericano.
Auguro a tutti una buona lettura.
PS. Per pura fatalità questo libro esce proprio quando a Genova viene emessa la vergognosa sentenza che assolve i responsabili della criminale aggressione ai ragazzi che manifestavano la loro opposizione alla globalizzazione dell'arroganza imperialista.

venerdì 31 ottobre 2008

Con todo mi amor, Rita.

Sabato alle 8 ora cubana, le 14 in Italia, Cubavision Internacional manda in onda un interessantissimo documentario in omaggio alla figura di Rita Montaner dal titolo "Con todo mi amor, Rita". Oltre a Rita Montaner ci saranno Antonia Fernàndez, Bola de Nieve, Rosita Fornés, María de los Ángeles Santana, Gilberto Valdés, Sindo Garay, Alejo Carpentier, Gonzalo Roig, Luis Carbonell, Carmen Montejo, Nipón Sevilla y Reynaldo González, insomma il meglio della cultura cubana del secolo scorso. Chi è in grado di ricevere Cubavision Internacional, si trova anche in rete, non si perda questa opportunità, è un documentario della durata di un'0ra, veramente interessante per tutti coloro che amano la cultura in generale e quella cubana in particolare.
Per chi non la conoscesse riporto una breve sintesi della sua vita.

Il suo nome per intero era Rita Aurelia Fulceda Montaner y Facenda ma diventò famosa con il nome di Rita Montaner. Nata a Guanabacoa il 20 agosto del 1900, morì all'Avana il 17 aprile del 1958, ancora giovane per i nostri tempi ma a quell'epoca la vita media a Cuba non superava di molto l'età in cui Rita morì. A stroncare la sua esistenza fu un cancro incurabile. Conosciuta con il soprannome de La Unica, fu una delle più grandi artiste cubane e si cimentò con il teatro, la radio, il cinema e la televisione raggiungendo un notevole successo sia a Cuba che in campo internazionale. Figlia di un bianco e di una mulatta è cresciuta in un ambiente culturale misto tra cultura europea e cultura africana. Cominciò studiando pianoforte al Conservatorio Peyrellade dove a soli 13 anni ottenne la Medaglia d'Oro. Si è licenziata in canto, pianoforte e armonia nel 1917. In seguito si dedicò al canto anche se molti le pronosticavano un grande avvenire come pianista. Fu la prima voce femminile della radio cubana e divise la scena con le più prestigiose figure dell'arte cubana ed internazionale. Per la sua voce scrissero opere alcuni tra i più grandi compositori internazionali dell'epoca come nel caso di Gonzalo Roig con “Cecilia Valdés”, Moisés Simons con “El manisero”, Eliseo Grenet con “Ay Mamá Inés”, Ernesto Lecuona con “ El cafetal”, Gilberto S. Valdés con “Ogguere", e molti altri. Viaggiò con la sua arte in molte piazze del mondo, particolarmente in Europa e Stati Uniti. Fece storia la sua esibizione all'Olimpià di Parigi nel 1928, in seguito sostituì sul palcoscenico del Palace l'attrice Raquel Meller. Poi partecipò ad uno spettacolo con Josephine Baker e viaggiò nuovamente per gli Stati Uniti dove cantò in Wonder Bar, opera di Michael Jolson. Nel 1935 fu protagonista di uno spettaccolo diretto da Gilberto Valdès nel Teatro Principal de la Comedia. Quì interpretò temi come “Sangre Africana”, “Bembo”, “Tambó ”y “Oggere”. In seguito gira il film “Romance en el Palmar”. Nello stesso anno fu premiata come Regina della Radio. Protagonizza poi altri film come "María la O" nel 1949 e "La Única, nel 1954. Nel frattempo canta nel Cabaret Mulgoba con il famoso cantante cubano Bola de Nieve ed in seguito si esibisce per oltre nove anni nel famoso Tropicana.
La sua arte migliore la sviluppò come cantante lirica con grande abilità e versatilità interpretativa. Da Mama Ines, del 1927, fino a La Medium ed Il telefono, dell'italiano Gian Carlo Menotti, interpretate nel 1955. Oltre ad affermarsi come attrice, interpretò in modo delicato belle canzoni come "Canción azul” e “Siboney”, registrate nel 1928.
Sposata molto giovane con l’avvocato Alberto Fernández Díaz, tra il 1919 ed il 1921 mette al mondo rispettivamente i figli Domingo, Alberto e Rolando.
La sua voce corrosiva diede vita a personaggi femminuili satirici che infastidivano le alte sfere del regime cubano prerivoluzionario. Il suo programma radiofonico "La Chismosa" viene infatti sospeso dopo meno di un anno. La sua prematura morte non le ha dato il tempo di vedere il trionfo della Revoluciòn ma il suo “Pueblo”, immerso nelle ultime giornate della lotta di liberazione, ancora sanguinante in seguito alla repressione esercitata del regime di Fulgencio Batista, dopo il grande sciopero del giorno 9, dedica un’ora di tregua per assistere ai funerali della sua ineguagliabile ed amata diva.
Disse Miguel Barnet, famoso narratore, poeta e giornalista “La Montaner si ubica al centro di un movimento di valorizzazione nazionale senza precedenti. E’ la voce che definisce, che caratterizza lo stile, unitamente a Ignacio Villa (Bola de Nieve), suo pianista preferito, ai compositori Amadeo Roldán, García Caturla ed Ernesto Lecuona, al pittore Wifredo Lam e al poeta Guillén. Inspirata dagli insegnamenti del maestro dell’etnologia cubana Fernando Ortiz, Rita assume il titolo d’interprete degli elementi più validi della sensibiltà culturale cubana”.

sabato 25 ottobre 2008

L'Avana di Carlo Rossella


Che ne dite di certi personaggi che denigrano politicamente Cuba PER DOVERE referenziale a chi li paga lautamente ma non possono trattenersi a livello personale di descrivenerne le bellezze? Ecco qui sotto un articolo di uno di "loro" recentemente apparso su La Repubblica.

All’Avana sulle tracce di Hemingway
di Carlo Rossella

L’Avana, 22 anni dopo. La strada dall’aeroporto verso la città è sempre uguale. Palme maciullate dai due uragani che nei mesi scorsi hanno distrutto Cuba, case rovinate, ragazzi per strada che inseguono un pallone. Radio Rebelde e Radio Reloy trasmettono comunicati del governo. Raúl Castro di qua e i ministri di là a controllare le fasi della ricostruzione. Si procede con calma, la calma di Cuba.Il compagno Fidel Castro è malato, ma scrive quasi ogni giorno le sue «Reflexiones» su Granma, il giornale del partito, formato tabloid. Poche pagine, soprattutto notizie sulla lotta contro i danni e la crisi economica. «Recuperación eléctrica sigue ganando terreno», un buon annuncio visto che l’elettricità va e viene.Dalla retorica dei bollettini alla musica: salsa e lacrime, rumba e rimpianti, bolero e nostalgia. Ai giovani piacciono i Van Van, complesso che spinge chiunque a ballare dovunque. Ma va molto Benny Moré, il dio del bolero, riscoperto nel mondo dopo il film El Benny di Jorge Luis Sánchez.In auto con me, Lino Jannuzzi fuma cohiba. Grande giornalista, ex senatore, portavoce del ministro Sandro Bondi, Jannuzzi è la prima volta che viene a Cuba, ma l’ha cercata per tutta la vita: Ernest Hemingway, il rum anejo sorseggiato con calma, la mafia di Miami studiata sui libri, la rivoluzione e tutti i suoi risvolti.Jannuzzi guarda L’Avana e trova somiglianze con Napoli. Indossa un blazer leggero, in testa porta un magnifico panama. È elegante, abbronzato, charmant con tutti. Arriva nella hall del meraviglioso e storico Hotel Nacional e i portieri lo salutano come se fosse sempre stato lì.Dalle finestre della mia stanza vedo il Malecón, il lungomare dell’Avana, già pieno di giovani che si baciano, di gay che aspettano, di «chicas» che vorrebbero un «novio», un fidanzato straniero con pesos convertibili da spendere per un po’ di istantaneo «amor tropical».Tramonto rosso e viola, aria secca e leggera nel giardino del Nacional. Un trio suona le belle canzoni di sempre: Mamá son de la loma, Lacrimas negras, La mujer de Antonio, El Bodeguero, Guajira guantanamera, Bésame mucho.Finalmente un mojito ben fatto, diverso da quelli con troppo rum e senza passione che si bevono in Italia. Jannuzzi vuole andare alla Floridita: è la prima tappa del suo itinerario hemingwayano (il ristorante era il preferito dal grande scrittore). Una delusione l’aragosta alla Termidoro, ottimo il daiquiri, buoni i musicisti. Una cantante dalla voce sexy intona con l’anima Corazón rebelde.È gia tardi. All’angolo fra Monserrate e Obispo è in sosta una Cadillac bianca del 1958, dipinta e ridipinta, l’autista promette di portarti ovunque alla ricerca della felicità.Sulle tracce di Hemingway, Jannuzzi sa già dove andare il giorno dopo, prima che comincino gli incontri con i cubani sul cinema: Finca La Vijia, la casa museo, il bar La Teraza, l’hotel Ambos Mundos, la Bodeguita del Medio e la città vecchia coi suoi continui rumori di bottiglie e bicchieri che tanto piacevano all’adorato Ernest. Jannuzzi va a riposare dopo il lungo ma rilassante viaggio con la Blu Panorama, linea aerea perfetta, da Milano all’Avana.Non ho sonno ed esco. Pochi passi e sono davanti al Capri, l’hotel di George Raft, attore a Hollywood e public relation man della mafia a Miami, ai tempi del dittatore Fulgencio Batista.L’hotel è chiuso da tempo. Funziona invece il cabaret, il Salon Rojo, una meraviglia di musica e di donne, giovani, belle e ancora molto sveglie alle 3 di notte di domenica.Il mio amico Omar González Jiménez, presidente dell’Icaic, l’Istituto cubano dell’arte e dell’industria cinematografica, mi ha fatto trovare in camera alcuni capolavori del cinema dell’isola, da Suite Habana a Páginas del Diario de Mauricio, a Juan Quin Quin, alla Soledad di Jaime Rosales.A Cuba sanno fare il cinema. Con Jannuzzi, Gaetano Blandini, direttore generale per il cinema del ministero italiano della Cultura, il regista Paolo Virzì e la bellissima Micaela Ramazzotti (protagonista di Tutta la vita davanti, il film presentato dalla Medusa nella rassegna del nuovo cinema italiano all’Avana) ce ne accorgeremo nel corso di una settimana di sedute e incontri.L’alba irrompe nella camera e vale la pena di uscire subito, andarsene per un bagno sulla spiaggia di Santa Maria del Mar, a pochi chilometri dalla città.Acqua splendida, sabbia bianca, nessuno per chilometri e chilometri. È bello vivere L’Avana, città e mare. È quel che faccio dopo una lunga nuotata. Giro nel centro storico restaurato grazie alla genialità artistica e imprenditoriale di Eusebio Leal. Si può camminare per ore e ore, fra palazzi e botteghe, caffè e bar, chiese, case dove ancora si vedono donne cantare alla finestra o ballare nel patio.Girando, capito in plaza Vieja a una mostra di Alberto Korda, l’autore della immagine di Ernesto «Che» Guevara diventata un’icona mondiale.Centinaia di foto rivoluzionarie, ma anche intriganti ritratti della moglie del maestro, una donna focosa ed erotica, sia nelle pose in studio sia negli abiti verde oliva da guerrigliera. Sulle bancarelle di plaza de las Armas trovo un libro da leggere subito: La vida secreta de Meyer Lansky en la Habana. Lansky, boss e amministratore della mafia, negli anni Cinquanta fu il padrone di Cuba. Enrique Cirules, un ricercatore cubano, ha raccolto le memorie del suo autista, Armando Jaime Casielles, e ne ha fatto una storia «da pelicula», da film.Si raccontano le guerre, dentro L’Avana, fra le famiglie di New York e di Las Vegas, in un delirio di hotel (Capri, Nacional, Riviera), casinò, musica, cabaret, ristoranti, sangue, cimiteri, pompe funebri, donne sempre più belle, morto dopo morto, colpo dopo colpo.Leggo il racconto habanero di Cirules nel roof dell’hotel Sevilla, dove Graham Greene ambientò una parte di Our man in Havana. C’è sempre uno scrittore in ogni angolo di questa città unica, imperdibile, da vivere con calma. «L’Avana è da bere lentamente, come il rum molto invecchiato, altrimenti ti ubriachi» mi ha consigliato, prima di lasciarmi, lo scrittore Abel Prieto, ministro della Cultura e adoratore di John Lennon.Le grandi finestre del Sevilla dominano la «ciudad». Che amore! La guardo e mi sento già inebriato. Al Nacional Jannuzzi mi aspetta invano.Ho troppo tempo da perdere per essere puntuale agli appuntamenti. Ma all’Avana ci si ritrova sempre. Come ho sentito in una canzone, «è lei che spinge chi si cerca a ritrovarsi».

martedì 7 ottobre 2008

Pancho Amat al museo Nacional de la Musica

Francisco Pancho Amat è considertao il miglior tresero (suonatore di tres, chitarra con tre coppie di corde) di Cuba. Accompagnato dal suo gruppo, El Cabildo del Son, ha data inizio alla sua peña (club) che ha luogo ogni terzo giovedì del mese alle 5 del pomeriggio presso la sede provvisoria del Museo Nacional de la Musica che si trova al numero 509 di Obrapia entre Bernaza y Vellegas, all’Habana Vieja.
Pancho Amat ha elevato questo strumento tradizionale cubano, che ha sempre avuto il compito di accompagare le canzoni, a strumento solista. Ha incominciato a suonare con Victor Jara, il cantautore cileno assassinato dal regime di Pinochet, ed ha poi collaborato con il grande trovador Pablo Milanès. La musica di Pancho Amat è per la cultura musicale cubana un esempio di esportazione a livello universale ed è considerato indiscutibilmente il maggior interprete mondiale di questo strumento.
Pancho Amat è nato nel 1950 a Guira de Melena in provincia de La Habana. Nel 1971 si è laureato in Pedagogia all’Università dell’Avana. Lo steso anno ha fondato il gruppo Manguarè di cui fu direttore per 17 anni. Si è pure diplomato in chitarra classica preso il Conservatorio Ignacio Cervantes. Più tardi proseguì i suoi studi musicali in Cile con i più importanti esponenti della Nueva Canciòn Chilena come Inti Illimani, Quilapayùn, Isabel Paeea e altri. Ha realizzato molte registrazioni con Victor Jara per un canale della televisione chilena prima del colpo di stato di Pinochet. Con Manguarè ha realizzato oltre 40 tournee internazionali in più di trenta paesi di tutti i continenti. Inoltre registrò decine di dischi con i più prestigiosi artisti cubani ed americani e partecipò ai più importanti concorsi musicali organizzati da diverse entità culturali ottenendo numerosi premi e riconoscimenti in orchestrazione e composizione.
Come produttore discografico ha realizzato orchestrazioni per tutte le forme della musica cubana come orchestre di son, trio, quartetti, conjunto tipico, charanga e per l’Orquesta Sinfonica Nacional.
Pancho Amat, sia in studio che dal vivo, ha accompagnato musicisti della taglia di Osca D’Leòn, Papo Luca, Joaquim Sabina, Cesaria Evora, Ray Cooder, The Chieftains, Yomo Toro, John Parsons, Rosana, Alfredo de la Fe, Vìctor Jara, Quintin Cabrera ed una lunga lista del panorama musicale mondiale. Nel 1995 ha inciso in solitario “Son por tres” che ottenne il Premio Nacional della critica specializzata di Cubadisco che ha luogo ogni anno a Cuba. Insieme al suo gruppo El Cabildo del Son e con l’apporto di grandi amici come Silvio Rodrìguez, Juan Perro, Candido Zayas e il Dùo Evocaciòn, ha pubblicato nel 2000 il suo lavoro discografico “De San Antonio a Maisì” nel quale dimostra la sua assoluta capacità di dominio del tres e del cuatro. Questa registrazione è un percorso musicale per l’isola, dal son alla salsa e dalla trova al bolero ( San Antonio e Maisì sono gli estremi occidentali ed orientali dell’isola).
I musicisti che compongono il gruppo di Pancho Amat, che suona tres, cuatro e fa la seconda voce, sono: William Borrego, canto solista e maracas, Josè Francisco Amat al basso, Francisco Padùn alla tromba e coro, Gilberto Noriega “Toto” alle percussioni e coro, Dayron Ortega alla chitarra e coro.

Ho avuto la fortuna di assistere alla prima peña di Pancho Amat e del suo gruppo, un evento indimenticabile grazie alle qualità artistiche ed all’innato umorismo di Pancho, all’abilità di tutti i componenti del suo gruppo, al bellissimo scenario del Museo Nacional de la Musica ed alla presenza di alcuni dei più grandi rappresentanti della musica cubana tra i quali alcuni dei miei trovadores preferiti come Augusto Blanca e Marta Campos. Alcuni di loro si sono esibiti insieme a Pancho ed al suo gruppo. Chi passa per l'Avana non si perda questo appuntamento, ne uscirà soddisfatto. E senza spendere un centavo....
Anche questa è Cuba, quella che i giornalisti "indipendenti" al servizio dei potenti si guardano bene dal raccontare.

sabato 20 settembre 2008

Addio ad Humberto Solàs, leggendario regista cubano


E' morto ieria soli 66 anni il leggendario regista cubano Humberto Solàs. Autore di film come il lungometraggio Un Hombre de suerte , Miel para Ochùn e Barrio Cuba, Humberto Solas dopo aver frequentato il Centro sperimentale di Cinema a Roma, fu il fondatore del Nuevo Cine Latinoamericano. Dopo la caduta del campo socialista il suo impegno si rivolse verso la ricerca dell'impatto che questo fatto avrebbe avuto sulla situazione economica e sul benessere del suo paese. Il non poter contare su altre risorese e l'aggravamento dovuto all'embargo del potente vicino del nord, rese la situazione cubana veramente drammatica e Solàs si dedicò a descrivere tutto quello che ascoltava, vedeva, constatava e sentiva. Lui per primo cambiò il suo stile di vita ed il suo modo di fare cinema per adeguarlo a quelle drammatiche circostanze, se prima spendava di più, dopo limitò le sue esigenze, se per molto tempo fece un tipo di cinima che non badava troppo ai costi in seguito trovò il modo di realizzare film di alta qualita ma a basso costo, quello che venne chiamato il Cine pobre. Lavorò intensamente, sfruttò le possibilità offerte dalle nuove tecnologie e dalla tecnica digitale, si circondò di operatori ed attori amici, come un capo pianificò la sua battaglia artistica.

La mia cineteca ha la fortuna di possedere quasi tutte le sue opere che mi sono riviste più volte tanto sono coinvolgenti ed emozionanti. Se il bellissimo Miel para Oshun non ottenne il meritato successo a livello internazionale pur essendo stato osannato in tutte le sale quando venne proiettato nel suo paese, Barrio Cuba ottenne il riconoscimento unanime di tutti i critici e di tutti gli amanti del cinema di qualità. Questo magnifico affresco della sua patria descrive magistralmente quell'epoca in cui l'imperialiasmo cercò di annientare economicamente e politicamente Cuba con la famigerata legge Helms-Burton che venne aggravata dal Presidente Bush con misure tese a dividere le famiglie cubane con il preciso scopo di affogare per fame la Revoluciòn. Barrio Cuba arrivò proprio quando in America Latina stavano nascendo movimenti indegeni in Messico, Ecuador, Bolivia e Perù, e quando in Venezuela si sviluppa la Rivoluzione Bolivariana guidata da Hugo Chàvez ed in Argentina Nestor Kirchner si ribella alle iomposizioni del Fondo Monetario Internazionale.

Humberto Solàs fu un combattente della lotta clandestina contro la tirannia di Fulgencio Batista e qullo spirito rivoluzionario non lo ha mai abbandonato. In un'intervista disse che Miel para Ochùn e Barrio Cuba facevano parte di una trilogia dedicata al suo amatissimo popolo, purtroppo la terza parte non la vedremo mai e questo rattrista ancora di più coloro che lo amarono, lo apprezzarono ed aspettavano con certezza di non venire delusi il risultato del suo lavoro, il suo straordinario cammino di artista e di uomo che tanto amore ed affetto ha dato e ricevuta dal quel suo popolo così straordinario che continua ad essere apprezzato da tutti gli uomini impegnati a costruire un mondo a misura d'uomo ed a lottare contro la barbarie che i potenti del mondo impogono e pretendono di continuare ad imporre a tutti i popoli del pianeta.

Grazie di essere esisto e per le grandissime emozioni che hai regalato a coloro che hanno avuto la fortuna di godere il frutto del tuo straordinario lavoro. Ti terrò sempre nel mio cuore accanto a coloro che hanno dedicato l'intera esistenza a costruire un mondo di pace e di giustizia.

Hasta la victoria siempre! Anche per te, Venceremos!!!!!!

sabato 13 settembre 2008

A Celia e Abel Hart Santamaria



Le drammatiche distruzioni provocate da Gustav e Ike hanno parzialmente occultato le notizie che riguardano altri fatti accaduti a Cuba in questo disgraziato inizio di settembre. La scorsa domenica sono mancati, vittime di un incidente stradale avvenuto all’Avana poco lontano da casa mia, i fratelli Celia e Abel Hart Santamaria rispettivamente di 45 e 48 anni. I due giovani erano nati dall’unione del Comandante Rivoluzionario Armando Hart Dàvalos e dell’eroina della Revoluciòn, Haydèe Santamaria Cuadrado, ed erano nipoti di Abel Santamaria, l’anima del Movimiento 26 de Julio che con l’assalto al Cuartel Moncada diede inizio alla Revoluciòn.
Dei due fratelli la più nota era sicuramente Celia, insegnante di fisica ma soprattutto intellettuale, scrittrice, collaboratrice di molti giornali di sinistra e convinta sostenitrice della necessità che lo spirito rivoluzionario continui, a Cuba e fuori, il suo percorso di liberazione dell’uomo dalla schiavitù e dall’egoismo dei potenti. Ammiratrice di Fidel Castro, del Che, di Trotzky e di tutti coloro che hanno lottato per la libertà dei popoli, nei suoi ultimi articoli ed interviste esprimeva il suo timore che Cuba corra il rischio di avviarsi verso una svolta di tipo “cinese”. “ Come dice Fidel, bisogna cambiare tutto quello che serve cambiare” sosteneva, ma poi aggiungeva che “ci sono cose che non si possono cambiare, cose che noi abbiamo conquistato con molto lavoro e con molta fatica.”
In poche parole Celia era una delle tante persone che a Cuba lottano perché le conquiste rivoluzionarie vengano preservate, anzi, rafforzate. Per questo di lei, e dei tanti che come lei sentono la necessità di non invertire il percorso rivoluzionario cubano, non si sente mai parlare. La grande stampa internazionale, anche quella “progressista”, preferisce dare enorme rilievo alle affermazioni di coloro, una piccola ed interessata minoranza, che parlano di un cambio in senso “democratico” per Cuba.
Celia sapeva benissimo dell’inganno che si cela dietro la propaganda imperialista per “la democrazia e la libertà”, per questo la sua scomparsa è una perdita gravissima per tutte quelle persone e quei movimenti che intendono opporsi all’inganno con il quale i potenti che dominano il mondo cercano di mettere in atto per appropriarsi con sempre maggior violenza delle risorse naturali ed umane del nostro pianeta.
Voglio chiudere questo post e ricordare Celia con queste sue parole rilasciate durante una recente intervista a Pagina 12:
“Io dico sempre che Cuba è l’unico paese ad avere un rivoluzionario come Presidente. Tutti gli altri sono governati da persone che si sono appropriate del potere indebitamente o tramite le elezioni, ma nessuno è arrivato al potere per via di un vero processo rivoluzionario. Era un lusso che solo noi avevamo.”

Hasta la victoria siempre Celia, compañera querida

lunedì 8 settembre 2008

INCRIMINATELA!!!!!!!!


Faccetta nera Condoleeza Rice ha risposto che non se ne parla nemmenmo alla richiesta cubana di sospendere l'embargo per permettere l'arrivo degli aiuti a Cuba che si trova a combattere la furia di Ike dopo le devastazioni di Gustav. Se questo non è un crimine contro l'umanità non so quali altri nefandezze si possono accettare dal paese più criminale della storia storia dell'umanità che da Hiroscima e Nagasaky, passando per il Vietnam, la Corea, e praticamente tutto il pianeta, ha commesso e continua a commettere quotidianamente crimini inaccettabili contro civili indifesi.

Questo ennesimo atteggiamento di disprezzo della vita umana e della sofferenza di chi si vede così duramente colpito dalla violenza della natura, provocata da comportamenti irresponsabili di uomini irresponsabili, dovrebbe sollevare le proteste di tutti i Capi di Stato degni di questo nome e l'incriminazione per crimini contro l'umanità di chi si rende responsabile di simili vergogne. Ma temo che assisteremo al solito colpevole silenzio di tutto il mondo "democratico". Forse è giunta l'ora che i popoli si facciano carico in prima persona dei problemi del pianeta incominciando a prendere a calci in culo tuti i governanti omertosi e collusi con la vergognosa arroganza dell'impero.

sabato 6 settembre 2008

PABLO MILANES EN LA TRIBUNA ANTIMPERIALISTA


L’inconfondibile voce di Pablo Milanès ha chiuso il ciclo di spettacoli estivi che nello stupendo scenario della Tribuna Antimperialista Josè Martì sono stati offerti durante tutta la stagione alla gioventù ed al popolo habanero. L’autore di temi memorabili come “Yolanda” e “Para vivir”, ha offerto un concerto indimenticabile della durata di oltre tre ore. In scena con Pablo, oltre alle figlie Haydèe, Lynn e Suilèn, alcuni importanti musicisti cubani che si sono offerti di accompagnare l’amico e maestro in questa importante serata. Con Polito Ibañez ha eseguito “La soledad”, con Santiago Feliù “El breve espacio”, con Robertòn de Los Van Van “Identidad”, con il trovador matancero Raùl Torres “Candil de nieve”. Indimenticabile l’esecuzione di “Ámame como soy” in coppia con Omara Portuondo. I più giovani si sono entusiasmati quando sul palco con Pablo si sono alternati David Blanco, Haila Maria Mompiè, Kelvis Ochoa e Los Aldeanos. Infine, ospite d’onore, il trovador portoriqueño Andy Montañes che con il suo album “Lineas paralelas” si è meritato recentemente il Premio Grammy Latino.

Tribuna Antimperialista, Malecòn e vie adiacenti ovviamente stracolme di gente, sopratutto giovani, che hanno accompagnato le esibizioni cantando e ballando. Un’altra domostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, di come la musica cubana impegnata a difesa della Revoluciòn, sia più viva che mai. Contro la sete di dominio dell’impero, le sue trame e le sue guerre, la voce di Cuba continua a farsi sentire ed a coinvolgere sempre più persone in difesa dei valori umani, dell’indipendenza dei popoli e dell’unità latinoamericana. E non invano visti i grandi cambiamenti in atto in America Latina dove, dopo pochi giorni dall’insediamento alla presidenza del Paraguay di Fernando Lugo Mèndez che ha posto fine ad oltre sessant’anni di dominio della destra, proprio ieri anche l’Honduras ha aderito all’ALBA (Alternativa Bolivariana per le Americhe), l’organizzazione che già vede partecipi Cuba, Venezuela, Bolivia e Nicaragua in un progetto di collaborazione economica alternativo alla famigerata ALCA con la quale l’imperialismo intende impossessarsi sempre più delle ricchezze dei paesi latinoamericani. Il Presidente hondureño Manuel Zelaya Rosales ha affermato con fermezza e senza timori reverenziali che l’Honduras non deve chiedere il permesso a nessuno per aderire all’ALBA, sancendo così la fine della dipendenza del suo paese dai condizionamenti statunitensi. Il Presidente Zelaya ha ricordato che i popoli dell’America Latina sono stati sottomessi per secoli senza poter raggiungere l’indipendenza economica, alimentare ed energetica, ora sono necessari cambiamenti strutturali radicali e L’ALBA è sicuramente un buon inizio.
Come ha sostenuto Pablo Milanès dopo il concerto, il processo rivoluzionario continua ad essere sostenuto dal popolo cubano e tutto il latinoamerica si sta mobilitando per la fine della dipendenza dall’imperialismo. “L’antimperialismo è sempre stato presente nel mio lavoro e nel mio pensiero” ha sostenuto il grande trovador cubano alla fine dell’entusiasmante concerto.
A proposito, di cosa hanno parlato oggi i nostri TG ed i nostri giornali? Sono quasi due mesi che non li ascolto e non li leggo, giuro, non ne sento la mancanza. Anzi, mi evito inutili arrabbiature, specialmente quando parlano i leader della “sinistra”.

giovedì 3 luglio 2008

Adios Ricardo


Ci hai lasciati questa notte,
sognavi di tornare in sella al tuo calesse

per traspostare la gente di Gaspar.

Perchè non ti sentivi vecchio

non sentivi i tuoi settantanove anni

e guai a chi te li ricordava!

Pensavi a comprarti un altro cavallo

magari anche qualche mucca e la casa da rifare,

ci mancava solo il tetto.

Ma sei stato sorpreso,

ci hai sorpresi,

e non ti vedrò più.

Addio Ricardo

Adios mi suegro querido

Adios

giovedì 19 giugno 2008

Frei Betto, ricordare il Che accarezzando la Revoluciòn cubana


Per commemorare gli ottannt'anni del Che, il miglior regalo sarebbe vedere le nuove generazioni credere e lottare per un altro mondo possibile.

di Frei Betto

Il 14 di giugno Che Guevara compirebbe ottant'anni. La sua militanza insieme a noi è terminata all'età di trentanove. Però non riuscirono ad ammazzarlo. Oggi è più vivo che nelle sue quattro decadi di vita reale. Inoltre sono pochi i rivoluzionari che come Mao e lo stesso Fidel, invecchiano. Molti versarono presto il loro sangue per contribuire al progetto di un mondo di libertà, giustizia e pace: Gesù con 33 anni; Martì, 42; Sandino, 38; Zapata, 39; Farabundo Martì, 38; solo per citare pochi esempi. Il nemico si deve strappare i capelli constatando che, oggi, il Che è più presente che durante l'epoca in cui loro credevano di poter assassinare le idee. Tentarono di tutto per condannarlo all'oblio; fecero a pezzi il suo corpo e nascosero le sue parti in luoghi diversi; inventarono su di lui ogni tipo di menzogna, non permisero che i suoi scritti circolassero in molti paesi. Fenice ostinata il Che rivive in foto, musica, spettacoli teatrali, film, poemi, novelle, sculture e testi accademici. Perfino una birra battezzarono con il suo nome, la Unique Garden; l'immagine del suo volto immortalato dalla famosa foto di Korda, occupa il centro delle abitazioni. Al constatare che le catene non imprigionano i simboli, ne le pallotole ammazano gli esempi, inventarono false biografie per cercare di diffamarlo. Invano. Perfino durante gli incontri di calcio gli appassionati innalzano cartelli con la sua immagine. E vedono che non si spende nemmeno un centesimo nella propagazione della sua immagine. Lei sola ha importanza per riflettere le idee che fecero di lui un rivoluzionario. Niente di tutto questo è frutto del marketing. Sono gesti spontanei di coloro che credono enfatizzare che l'utopia rimane viva. Oggi, riassumere il lascito del Che e celebrare i suoi ottant'anni serve a mantenere il cuore e gli occhi rivolti verso la preoccupante situazione del nostro pianeta dove impera l'egemonia del neoliberalismo. Molti, soprattutti giovani, sono attratti dall'individualismo e non dallo spirito comunitario; alla competitività e non alla solidarietà; all'ambizione smisurata e non alla lotta in favore dello sradicamento della miseria. Si parla tanto del crollo del socialismo nell'Est europeo e quasi nulla del fallimento inevitabile del capitalismo in quasi due terzi dell'umanità, dei quattro miliardi di persone che vivono al di sotto della soglia della povertà. Preoccupa anche il degrado ambientale. Se i leaders mondiali avessero ascoltato l'allarme di Fidel durante la Cumbre di Rio de Janeiro nel 1992 forse la devastazione non sarebbe arrivata all'estremo di provocare frequenti tsunami, tornado, tifoni ed uragani mai visti, senza parlare del surriscaldamento globale, del disgelo della cappa polare e la desertificazione dei boschi. La distruzione dell'Amazzonia è devastante, il barile di petrolio, che costa dieci dollari all'uscita dal pozzo, ora costa oltre centoventi dollari sul mercato. E' triste constatare che grandi aree agricole per l'alimentazione sono riservate per la produzione di etanolo destinate a nutrire gli 800 milioni di veicoli che circolano in tutto il pianeta e non gli 824 milioni di bocche affamate minacciate di morte precoce. Davanti a questo mondo dove la speculazione finanziaria ha soppiantato la produzione di beni e servizi, quale scala di valori serve da termometro per la supposta felicità dell'uomo, che fare? Bolivar deve essere felice per la primavera democratica in America del Sud. Dopo il ciclo delle dittature militari e governi neoliberali ora i popoli eleggono governi che rifiutano l'ALCA, approvano l'ALBA, rafforzano il MERCOSUR e ripudiano l'invasione dell'Iraq ed il blocco a Cuba da parte del governo degli Stati Uniti. Qual'è il modo migliore per commemorare gli ottant'ani del Che? Credo che il miglior regalo sarebbe vedere le nuove generazioni credere e lottare per un altro mondo possibile, dove la solidarietà sia abitudine, non virtù; la pratica della giustizia un'esigenza etica; il socialismo il nome politico dell'amore. Costruire un mondo senza degrado ambientale, fame ed ingiustizie sociali! In attesa dei cinquant'anni della Revoluciòn cubana, tutti dobbiamo accarezzarla ogni volta di più, non come fatto del passato ma come progetto di futuro.

Tradotto dal sito Casa de las Americas

domenica 1 giugno 2008

Eduardo Galeano: Come si spiega che è più importante alimentare le auto che le persone?


Il grande intellettuale e scrittore uruguaiano Eduardo Galeano, in occasione della presentazione alla Casa de Amèrica di Madrid del suo ultimo libro, ha rilasciato un'intervista a Roberto Montoya, per il quotidiano Rebeliòn. "Come si spiega che è più importante alimentare le auto che le persone?" si chiede Galeano.

"Visti dall'alto tutti gli uomini siamo dei nani, dal basso sembriamo giganti, per questo è importante guardarsi orizzontalmente, dal lato dell'uguaglianza, rispettando la diversità, che è la più grande ricchezza che abbiamo". Galeano dice che il cancro contro il quale ha dovuto combattere fino a poco tempo fa gli ha impedito di seguire i suoi impegni abitudinari, però gli ha dato molto tempo per tessere le 600 piccole storie che racconta nel suo nuovo libro. E' un filo misterioso come quello che tante volte ha utilizzato per scrivere una quarantina di libri per dare unità, armonia e coerenza a storie apparentemente tanto diverse come parlare in una stessa opera di Aristotele, George W. Bush, Barack Obama, Maometto, Don Chisciotte, Mark Twain, l'ambiente, la donna, l'immigrazione, il libero mercato e mille altre cose. Temi profondi raccontati con sensibilità e con un'immancabile presenza di ironia ed umorismo. "Non prendere sul serio ciò di cui non puoi ridere, mi consigliò una volta un amico brasiliano", dice sorridendo questo narratore instancabile. Quando nel 1971 pubblicò una delle sue opere più emblematiche, Le vene aperte dell'America Latina, in quella regione ebbero inizio un'ondata di colpi di Stato e sanguinose dittature militari. "In nome della libertà del mercato limitarono la libertà della gente. Il libero mercato significò per Milton Friedman un Premio Nobel, e per paesi come il Cile, un Pinochet". "Erano dittature nate per mutilare il popolo" prosegue" per annichilire i più pericolosi di un'intera generazione e la loro volontà di cambiamento. Avevano paura che questa energia di cambiamento potesse tradursi in un reale pericolo per i loro interessi". Galeano è ottimista sulla nuova situazione in America Latina. "Negli ultimi anni per fortuna sono nati governi con volontà di cambiamento, stanno incominciando a fare cose, è molto diverso il panorama politico latinoamericano, perchè perchè il Latinoamerica è un regno della diversità, e questo è il meglio che ha. Siamo riusciti a riunirci ed unire questa energia di cambiamento per generare la possibiltà di difenderci meglio. Eduardo Galeano è critico con alcune attitudini dei governi europei verso questi processi. "Sottolineo il tema della diversità perchè in Europo non si smette di non voler capire. Non è sempre facile vedere e capire questa diversità da fuori. Ed ancora più difficile è vederla con gli occhi delle nazioni che sono state dominanti durante il periodo coloniale e che in qualche modo continuano ad esserlo. Disprezzano quello che ignorano, disconoscono qual'è la vera realtà di paesi sui quali si sentono tutt'ora in diritto di emettere sentenze, dire questo è giusto, questo è sbagliato, questo è democratico, questo no". "Quando si dicono cose secondo le quali la Bolivia è un paese ingovernabile, o incomprensibile, in realtà vogliono dire che è un paese invisibile per i loro occhi, occhi avvolti in ragnatele coloniali, che gli impediscono di vedere". Questo etrno giovane ribelle, capace come pochi di agrregare in questi giorni attorno al suo libro
1500 persone, in maggioranza giovani, nelle sue presentazioni in Galizia e Catalogna, dice che vuole "dimostrare la diversità del mondo, che è una diversità negata dal potere, perchè lo sguardo del potere è invalidante dell'arcobaleno terrestre. Questo ha molti più colori di quelli che gli riconoscono". "Che autorità possiedono paesi che nemmeno hano fatto autocritica di essersi arricchiti in passato con la schiavitù?", domanda Galeano. "Si vuole nascondere che la vendita di carne umana durò tre secoli; fu l'affare più prospero delle corone europee". E nel suo libro Galeano relaziona questo passato con l'intolleranza attuale, intolleranza verso l'altro, verso l'omosessuale, verso l'immigrante, intolleranza verso quello con colore diverso della pelle. "E se adamo ed Eva fossero stati neri?" si chiede nel libro. "Perchè noi esseri umani veniamo tutti dall'Africa, in questo non c'è divergeza tra gli esperti. Siamo tutti africani emigrati, e quello che si occupò del fattore colore è stato il Sole, ed imbiancò quelli che si allontanavano dal luogo di origine, che era l'Africa". Eduardo Galeano riconosce che si è andati avanti nei diritti delle donne nel mondo, "o in parte del mondo, in maniera molto diseguale, però non perchè noi maschi glie li abbiamo regalati ma perchè loro li hanno conquistati con un percorso molto duro". Però avverte: "Tuttavia sono viste dall'ideologia dominante come oggetti di proprietà maschile. La forma più ripugnante della proprietà privata è la proprietà delle persone, come quello di vedere la donna quale proprietà dell'uomo". Lo scrittore uruguaiano mette la lente pure nel "regno del petrolio" e il problema del biocombustibile. "Per gli Stati Uniti fu un errore di Dio mettere il petrolio sotto le sabbie del Medio Oriente, invece di mettrlo dove doveva". "Il petrolio continua ad essere il re dei prodotti. La stampa europea dedicherebbe tanta importanza a Chàvez, come un Satana sempre disponibile, se il Venezuela invece del petrolio esportasse lattuga?". E altrettanto dice dell'Iran: "Ora va a finire che le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki le buttò l'Iran, ma no, le buttò nientemeno che un Governo democratico degli Stati Uniti". Galeano conclude: "Il mondo gira attorno a sua maestà l'auto. Come si spiega che importa di più alimentare le automobili che la gente? Se il petrolio è insufficiente o molto caro, andiamo a dargli da mangiare soia, mais, zucchero. Qual'è il membro più importante della famiglia? Senza dubbio quello che dorme nel garage".

giovedì 8 maggio 2008

UN PEDAZO DE L'ALMA

Lilliana Hectòr e Ariel Dìaz sono ripartiti per l’Avana dopo tre settimane di soggiorno conferenze e concerti. Con loro se ne è andato un pezzo dell’anima, quella che sogna Cuba, ama la trova cubana e persone come Ariel e Lilliana, artisti nobili, sensibili, dignitosi, ma soprattutto persone piene di tenerezza che non puoi che ammirare. Ho dovuto far passare alcuni giorni prima di mettermi a scrivere dei loro concerti senza che mi venga il magone.

Partiti dall’Avana la sera del 18 aprile, sono arrivati a Malpensa verso il mezzogiorno del giorno dopo, oltre due ore di auto per arrivare in Valtellina, il tempo di una doccia e subito ad affrontare il primo impegno. Presso la bellissima Mediateca situata nel sottotetto dell’edificio che ospita la sede comunale e le scuole elementari di Piateda, ha avuto luogo la conferenza-concerto di cui ho parlato nel post precedente.
Il 24 aprile Ariel e Lilliana suonano al Pub Il Mambo di Piateda, è un locale frequentato dai giovani di Sondrio e ditorni, tutti appassionati di musica alternativa. Grazie alla passione di Paolo, il proprietario del locale, quì sono passati molti nomi importanti del panorama della musica non conformista. Ricordo una stupenda serata con Luigi Grechi, il fratello di De Gregori, finita con una indimenticabile bevuta, altra passione che Luigi Grechi divide volentieri con i suoi appassionati. Ariel e Lilliana suonano nella sala riservata ai concerti, ottimo ambiente ben insonorizzato dove i rumori di chi al piano superiore preferisce dedicarsi alla birra ed alla conversazione, non disturbano troppo chi intende seguire attentamente il concerto. I due trovadires sono in forma come sempre ed i presenti seguono la loro performances con interesse.

Il 25 aprile si parte di buon’ora per Viareggio dove la sera terranno un concerto presso l’Art Cafè il Kiosco. Il viaggio è stato stressante, lunghe ed infinite code hanno fatto sì che i 480 chilometri che separano la Valtellina dalla casa dell’amico Mariano che ci ospita, richiedessero più di sette ore per essere percorsi. Quindi arriviamo stanchi ed affamati, ci si ristora e si riparte per Viareggio per la cena organizzata in occasione dell’evento. Il Kiosko è pieno di gente come mai, soprattutto giovani. Si cena in un ambiente intimo e caloroso, poi via con il concerto. Pure qui grande attenzione, anche da parte di coloro, ce ne sono parecchi, che conoscono la Nueva Trova ma rimangono affascinati dalla bellezza delle canzoni di Ariel e Lilliana che malgrado la stanchezza del viaggio regalano ai presenti un’esecuzione impeccabile di tutti i brani contenuti nel loro ultimo CD.

La sera del 30 aprile è in calendario l’evento più importante del loro tour. Presso il Teatro Comunale di Ponte in Valtellina i due trovadores terranno il loro concerto, l’evento più atteso delle manifestazioni della Ponte in Fiore. Un’ora prima del concerto si provano gli strumenti, tutto ok!
La gente incomincia ad arrivare mezz’ora prima del concerto, il teatro contiene solo 130 persone, tutte con posto prenotato. Sono parecchi coloro che non possono entrare, anche se alcuni riescono ad occupare i posti in piedi vicino alle pareti. L’esibizione di Ariel e Lilliana è veramente superlativa, il pubblico segue senza quasi fiatare l’esecuzione dei loro brani ed applaudono con convinzione dopo ogni brano. Un trionfo! Anche qui i CD vanno a ruba e non ne rimane nemmeno uno invenduto.

Il primo maggio sono in calendario due esibizioni, una il pomeriggio sul palco allestito presso la Festa del Primo Maggio organizzata dal Circolo Culturale Il Forno di Ponte in Valtellina, la seconda la sera presso la Vineria di Tirano. La prima purtroppo non ha potuto avere luogo a causa di problemi nell’allestimento degli impianti di amplificazione che hanno richiesto più tempo del dovuto ai tecnici addetti a tale scopo. Quando gli impianti sono in grado di fare il loro dovere è ormai giunta l’ora di partire per Tirano per la seconda esibizione. Nell’intimità del bellissimo patio della Vineria, Lilliana ed Ariel si sono esibiti senza amplificazione, chitarre acustiche e voci intonatissime hanno intrattenuto i frequentatori dello splendo locale del centro storico tiranese, frutto di un intelligente intervento di recupero edilizio. Sembrava di essere al Centro Cultural Pablo de la Torrente Brau all’Habana Vieja, dove solitamente si esibiscono i trovadores.

L’ultima esibizione era programmata presso il Jom Bar di Tresivio, locale alla moda frequentato dalla gioventù della Sondrio bene, o presunta tale, la sera del 5 maggio, giorno prima del rientro a Cuba. Alle sette di sera i primi clienti incominciano ad arrivare per l’ora dell’aperitivo, si montano le attrezzature ed i due trovadores iniziano a cantare le loro canzoni. Nel frattempo il locale si è riempito ma sembra che dell’esibizione dei due cubani ai giovanotti ed alle signorine presenti importi poco. Si chiacchiera a voce alta, tanto da obbligare ad aumentare il volume degli amplificatori fino al limite del feed-back e della distorsione. Ariel e Lilliana provano a proseguire ma dopo meno di mezz’ora interrompono l’esecuzione. Ariel si rifiuta di continuare a cantare per un pubblico venuto solo per mettersi in mostra e senza nessun interesse per l’evento in corso. Io cerco di convincerli a proseguire fregandosene della maleducazione dei presenti, portare a termine il concerto, incassare il compenso e dimenticarsi della serata, ma lui è inflessibile “io non canto per chi non ha nessun interesse per quello che faccio, il compenso non mi interessa, non mi sono mai esibito per puro interesse economico”. Ha ragione! la dignità di un cubano vale molto più di qualsiasi compenso. Si smonta tutto e si va via, dopo aver ringraziato il titolare per l’opportunità offerta. Mentre si rientra a casa comincio a pensare che questa sia stata l’esibizione migliore dei due amici trovadores….

Ora sono tornati al loro amatissimo Paese, appena rientrati scrivono una lettera commovente su questa loro prima esperienza italiana, hanno conosciuto persone splendide, hanno visitato città e paesi bellissimi, hanno capito molto di come funzionano le cose qui. Torneranno. Ma sempre con il biglietto di ritorno in tasca….

lunedì 21 aprile 2008

Retrato cantado de la Nueva Trova



Stupenda serata ieri sera presso la Mediateca del Palazzo Comunale di Piateda. I trovadores Cubani Ariel Dìaz Pena e Lilliana Hèctor Balance hanno tenuto, per la prima volta in Italia, la loro conferenza- concerto "Retrato Cantado de la Nueva Trova". Davanti ad un pubblico attento ed interessato i due giovani trovadores hanno raccontato la storia della Trova Cubana dagli inizi fino alle attuali tendenze. Hanno raccontontato come questo genere muscale abbia attraversato momenti controversi andando di pari passo con gli eventi storico-politici della loro terra. Dall'incontro delle tradizioni indigene fino alle contaminazioni dei canti degli schiavi africani, dallo spirito della Revoluciòn fino alla resistenza del "periodo especial" che proprio alla forza della cultura deve il successo della sopravvivenza dell'esperienza rivoluzionaria che è riuscita resistere ai desideri di conquista e di sottomissione anche dopo la caduta dell'Unione Sovietica. La cultura in generale ed i trovadores in particolare, hanno scelto di rimanere nel loro paese malgrado le ristrettezze economiche, hanno creduto che la cultura sia la vera arma vincente contro le mire annessioniste dell'impero ed ora che la situazione economica sta migliorando, si stanno aprendo nuovi spazi che stanno dando vita ad innumerevoli esperienze e ad una nuova generazione di trovadores che interpretano le nuove tendenze.




Nel corso della serata i due giovani autori hanno offerto al pubblico l'esecuzione dei brani più rappresentativi della Trova cubana ed hanno concluso con alcuni pezzi che fanno parte del loro ultimo CD "Ven a mi Cuba".


Prossimamente si esibiranno il 24 aprile presso il Mambo di Piateda, il 30 aprile daranno un concerto a Ponte in Valtellina presso il Teatro comunale in occasione delle manifestazioni della Ponte in Fiore, saranno poi a Viareggio la sera del 25 aprile all'Art Cafè il Kiosko, rimarranno in Toscana per presenziare ad alcune iniziative dei locali Circoli culturali per tornare in Valtellina il Primo Maggio qundo si esibiranno alla Vinoteca di Tirano. Chiuderanno il loro tour italiano il 4 maggio al Jom Bar di Tresivio.

giovedì 10 aprile 2008

Ariel e Lilliana, o la dignità cubana



In questi giorni sono alle prese con incredibili problemi per portare a termine l'invito ai miei amici trovadores Ariel Dìaz e Lilliana Hèctor per una serie di concerti in Valtellina ed in Versilia. Questo non mi ha permesso di dedicare tempo a questo e all'altro mio blog malgrado avessi molto da dire sugli ultimi eventi , in particolare su quelli cubani e sulla questione Tibet. Però uno dei soliti anonimi che intervengono per denigrare ed insultare Cuba, Fidel ed il Governo cubano, oggi mi ha mandato un commento che sembra fatto apposta per stimolare un articolo che serva a far capire come stanno realmente le cose, se è vero che il Governo cubano impedisce ai propri cittadini di uscire da Cuba o se invece gli ostacoli hanno ben altra origine. Oltre ovviamente ai costi insostenibili per le economie povere dei Paesi del Terzo Mondo ridotte in miseria dalla voracità dei paesi "liberi e democratici".


L'anonimo villano scrive:

Anonimo ha detto...
la differenza è che un italiano fa semplice domanda di un passaporto,dopo 10-15 giorni ti arriva a casa.ha il libero arbitrio..."vado in africa oppure in america...no in lituania".puo andare ovunque,senza conoscere nessuno,puo rimanere quanto gli pare...ecc..ecc.il cubano deve elemosinare il passaporto(50cuc),il piu delle volte non lo danno se non hai l'invito dall'estero(140cuc)..anzi mai.chiedere il permesso addirittura al centro di lavoro,al presidente di quartiere ecc..ecc.il cubano per uscire a volte usa l'inganno,guarda gli artisti-sportivi-attori-giornalistiche "solo" l'anno passato sono fuggiti.sono tanti e alcuni popolarissimi(tutti veri cubani..cheche se ne dica..)e mi fermo qui.d'altronde sai bene cosa dico!!stai facendo l'invito dei tuo amici artisti?quanto hai speso fino adesso?e perche tutti quei permessi....tu hai idea come è triste lasciare il proprio paese per vivere decentemente?la liberta è anche questa.vivere dove a uno le da la gana.....DI TUTTO DEL TUO TIRANNO,DI'DI PIU.jose marti'


Credo che chiunque conosca la realtà cubana sappia benissimo che le cose non stanno proprio come le descrive il bambo che ha pure il coraggio di firmarsi Josè Martì. Non c'è veramente limite all'indecenza!!!!!


La questione dell'invito ai miei amici è subito descritta, al rientro da Cuba ho chiesto all'Assaciozione patrocinata dal Comune di Ponte in Valtellina, di mandare ai due trovadores cubani l'invito per la partecipazione alle manifestazioni ed un certificato che attesti che l'Associazione esista veramente. Il Sindaco, tra l'altro a capo di una giunta di centrodestra, ha mandato personalmente l'invito a nome del Comune attestando quindi anche che l'Associazione che promuove le manifestazioni dipenda direttamente dal Comune, quindi taestimoniava lui stesso la mancanza di qualsiasi secondo scopo. Con questa documentazione e con il regolare permesso di emigrazione rilasciato immediatamente dalle autorità cubane, i due artisti si sono presentati all'Ambasciata Italiana all'Avana. QUI SONO INCOMINCIATI I GUAI! (Chi ha avuto occasione di dover ricorrere alla nostra Ambasciata all'Avana sa benissimo come si viene trattati, le interminabili code a cui ti sottopongono, il comportamento da cafoni dei vari addetti che, ben pagati con i nostri denari per risolvere le necessità degli italiani che per vari motivi si trovano a Cuba, riescono a far andare su tutte le furie anche il più pacifico degli esseri umani. Non a caso l'Ambasciata italiana viene considerata la peggiore tra tutte quelle che si trovano a Cuba, in proposito avrei da raccontare delle cose molto interessanti....). Per i nostri amici è iniziata una trafila interminabile a causa delle continue vessazioni cui sono stati sottoposti da coloro che dovrebbere usare la diplomazia per rendere amichevoli le relazioni fra i nostri due popoli. Hanno iniziato sostenendo che l'invito non era in originale e quindi non valido, perciò è stato necessario far mandare dal sindaco un fax che confermasse l'originalità dell'invito. Ma secondo i solerti rappresentanti del nostro Paese, il fax non era perfettamente chiaro e quindi pure questo non ritenuto valido. Intanto i giorni passavano e la data di partenza, con biglietti già pagati, si avvicinava e l'Ambasciata riceve solo poche persone al giorno per due o tre giorni la settimana. Si è reso necessario rimandare nuovamente l'originale della documantazione ma ancora l'Ambasciata ha trovato il modo di allungare i tempi in modo che i due trovaradores non hanno potuto partire il 5 aprile, perdendo così la possibilità di tenere il primo concerto e si è dovuto cambiare la data di partenza con le dovute conseguenze economiche. MA LA STORIA NON è FINITA QUI, Oggi Ariel e Lilliana mi scrivono dicendo che l'Ambasciata ha richiesto che la richiesta di invito deve essere indirizzata all'Ambasciata, cosa mai avvenuta, e che venga aggiunta una frase senza la quale non concederanno il Visto!!!!!!!! Così sarà necessario un nuovo rinvio della partenza, un altro biglietto per il volo ed il rinvio o la rinuncia anche del secondo concerto!!!!! Io mi chiedo come sia possibile un comportamente così apertamente ostile a che i due artisti possano venire ad esibirsi in Italia, e mi chiedo come fanno certe persone con il cervello impregnato di fascismo allo stato puro a continuare a sostenere i soliti luoghi comuni artatamente messi in giro dalla vile propaganda anticubana orchestrata dalla più schifosa feccia reazionaria.

Ecco la mail che mi hanno inviato, sconsolati, Ariel e Lilliana che vanno spesso in giro per il mondo a tenere i loro concerti ma che mai si sarebbero aspettati un trattamento simile da parte di un Paese che consideravano, a torto, amico, anche a causa delle comuni radici latine e dell'amore per l'arte che pensvano facesse parte della cultura del nostro popolo. E per fortuna che io li avevo messi in guardia sulla situazione che regna in Italia dove il pensiero fascista è sempre dominante.


Queridos nuestros:

Las noticias no son nada buenas. Primeramente decirles que en la embajada italiana en la Habana nos trataron de la manera más ultrajante que yo recuerde en nuestras vidas, Esperamos 5 horas parados en la acera, mientras pasaron todos los demás, El asunto en cuestión es el siguiente; No nos aceptaron la carta de invitación porque debe ser dirigida por la Comune a la embajada y no al Centro Pablo,como siempre ha sido desde que tengo uso de razón,tengo la impresión de que inventaron eso de repente,en muy mala forma además. Nos dijeron que debe agregársele el siguiente párrafo que nos entregaron impreso y que te reproduzco a continuación, debe decir que La comune está conciente de lo siguiente: L' invitante dovra' altresi' fare stato della consapevolezza delle responsabilita' penali derivanti dall'art 12 del TU 286/1998 in materia di favoreggiamento dell'immigrazione illegale.
Esto me parece una falta de respeto hacia nosotros y al estado cubano que está solicitando de manera oficial un trámite de visado y también irrespetuoso con la Comune. Me parece completamente innesesario y ustedes son libres de decidir cualquier cosa al respecto. Nosotros nos sentimos muy humillados por estos señores que no han respetado las normas y los acuerdos migratorios.
Si todavía estuvieran en condiciones de proseguir con nuestro viaje La comune tendría que enviarnos de nuevo la carta con esos arreglos (dirigirla a la embajada d Italia en la Habana y agregarle el párrafo) Tendrías que enviarla mañana mismo (ellos demoran UNA SEMANA en entregar la visa y solo trabajan Lunes,miércoles y viernes) para lo que te recomiendo que lo hagan,no por fax,sino por email escaneada en jpg o formato pdf, ya que para colmo cerraron con la siguiente frase "tráiganla en un papel más bonito y no en ese de fax que casi no se ve" Les cuento todos los detalles para que tengan una idea de lo que estamos sintiendo, los cubanos no somos de aguantar estas cosas de nadie. Además estamos preocupados por sus tantos esfuerzos en esta empresa tan noble y desinteresada.
Nos pidieron además un seguro de viaje que tendremos que pagar aquí, no lo haremos hasta tener respuestas de ustedes ya que no lo devuelven, ni tampoco los 120 euros que pagaremos de visa si la negaran.
Esperamos,,,cambio y fuera!
besos, besos
Ariel y Lilly


Traduco per coloro che non conoscono lo spagnolo:


Carissimi,

le notizie non sono per nente buone. Prima di tutto vi dico che all'Ambasciata italiana all'Avana ci hanno trattato nella maniera più oltraggiosa che ricordi nella vita. Abbiamo dovuto aspettare 5 ore in piedi sul marciapiede mentre hanno fatto passare tutti gli altri. La nuova questione è la seguente, non accettano l'invito perchè deve essere diretto all'Ambasciata e non al Centro Pablo (l'Associazione culturale a cui appartegono Ariel e Lilliana) come è sempre stato da quando ho l'uso della ragione, ho l'impressione che se la sono inventata al momento, e pure in malo modo. Ci hanno detto che bisogna aggiungere questa frase che ci hanno dato per iscritto e che riproduco in seguito, deve dire che il Comune deve essere coscente di questo: l'invitante dovrà altresì fare stato della consapevolezza delle responsabilityà penali derivanti dall'art. 12 del TU 286/1998 in materia di favoreggiamento dell'immigrazione illegale.
Questo mi sembra una mancanza di rispetto verso di noi e lo stato cubano che sta sollecitando in modo ufficiale un visto e pure irrispettoso per il Comune.
Mi sembra veramente non necessario e voi siete liberi di decidere qualsiasi cosa al riguardo. Noi ci sentiamo molto umiliati da questi signori che non rispettano le norme e gli accordi migratori.
Se tuttavia credete di continuare per il nostro viaggio, il Comune dovrà inviarci di nuovo la carta con queste regole (indirizzarla all'Ambasciata italiana all'Avana ed aggiungerci il paragrafo). Dovrete inviarla domani stesso (loro tardano una settimana per dare il visto e lavorano solo il lunedì, mercoledì e venerdì) perciò raccomando di farlo non per fax ma per e-mail in formato JPG o PDF visto che per colmo hanno chiuso la discussione con "portacela su carta buona e non per fax che quasi non si legge". Vi sto raccontando tutti i dettagli perchè teniate un'idea di quello che stiamo vivendo, noi cubani non siamo fatti per subire queste cose da parte di nessuno. Oltretutto siamo preoccupati per i vostri sforzi in questa impresa tanto nobile e disinteressata.

Ci hanno chiesto anche un'assicurazione di viaggio che dobbiamo pagare quì, non lo faremo fino a qundo non avremo risposta, tantomeno i 120 Euro di Visto se poi ce lo negano.

Aspettiamo

Baci, baci

Ariel e Lilliana

Credo non servano altri commenti. Anche il più indegno degli esseri umani sa capire chi sono i veri tiranni. Vero Anonimo vigliacco che hai pure il coraggio di firmarti con il nome di colui che è il padre delle lotte che hanno portato il popolo cubano ad essere tanto dignitoso? O hai bisogno di altri esempi? Se vuoi di posso raccontare altri migliaia di fatti su quel popolo nobile e dignitoso e su certe canagliate dei rappresentanti del nostro "bel paese".

P.S. Grazie Ariel e Lilliana per l'esempio che state dando, la vostra amicizia mi onora e mi rende orgoglioso di spendermi per far conoscere la vostra arte. Il paese che ha fatto sua la cultura del Grande Fratello e delle Isole dei Famosi, ha veramente bisogno del vostro aiuto. LOS QUIERO MUCHO


martedì 25 marzo 2008

Ciao Gino, il popolo cubano non ti dimenticherà mai




L’altra notte si è spento in una casa di cura di San Donà di Piave dove era stato ricoverato per alcuni esami clinici, Gino Donè Paro, uno degli spedizionieri del Granma il battello che salpò dal Messico verso Cuba per dare inizio alla Revoluciòn che liberò i cubani dalla feroce dittatura di Fulgencio Batista e dalla totale sottomissione politica, culturale ed economica agli Stati Uniti d’America.
Dopo aver partecipato giovanissimo alla lotta partigiana, Gino si recò a Cuba per lavoro, si sposò ed entrò subito in contatto con il movimento M 26-7 che aveva iniziato a combattere contro il regime di Batista. Inviato in Messico, fu compagno di camera di Ernesto Chè Guevara e fu scelto da Fidel Castro tra gli 82 uomini che il 25 novembre del 1956 salparono verso Cuba a bordo del Granma dando così inizio alla Revoluciòn cubana. Su questo blog ho pubblicato circa un anno fa un post dedicato alla sua straordinaria ed avventurosa vita. Lo potete leggere quì:

http://vivacubalibera.blogspot.com/2007/04/un-veneziano-sul-granma.html


A me che ho avuto la fortuna di conoscere e di avere come amici tanti personaggi straordinari, rimarrà sempre il rammarico di non aver conosciuto personalmente Gino. Mi diede il suo indirizzo Don Andrea Gallo, suo grande amico, ed io cercai di contattarlo per sondare la possibilità di invitarlo in Valtellina a parlarci della sua esperienza ma in quel periodo Gino si trovava a Cuba perchè invitato a festeggiare il 50° anniversario della spedizione del Granma. In seguito ha cambiato residenza e solo lo scorso anno l'ho saputo. Sono partito per svernare a Cuba con l'intenzione di contattarlo al rientro. Sono rientrato da circa un mese e sto organizzando dei concerti per una coppia di amici trovadores cubani per il mese di aprile ed avevo intenzione, alla fine di questo impegno, di cercare Gino per portare a termine il mio progetto. Purtroppo stamane la triste notizia della sua scomparsa. La Revoluciòn ha perso "el italiano" l'uomo che visse una vita straordirnaria ma che sopratutto fu eroe per la sua SEMPLICITA’, colui che a chi chiedeva spiegazioni sulla sua vita avventuruosa rispondeva che aveva fatto semplicemente «quello che doveva da fare».

La sua storia di uomo qualunque che segretamente ha vissuto una vita da eroe è stata recentemente narrata nel documentario “A secret life with Fidel”, scritto e diretto da Enrico Coletti che qualche anno fa scoprì che tra gli 82 rivoluzionari imbarcatisi sul Granma c’era anche un’italiano. Dopo complesse ricerche riuscì a rintracciare l'ormai anziano signore di origini venete. "Era talmente riservato - ricorda Coletti - che non voleva parlare della sua vicenda, ma pian piano siamo diventati amici e così ci siamo immersi in un racconto che è una testimonianza storica importantissima".
Ciao Gino, uomo semplice e straordinario, il popolo cubano e tutti gli uomini che lottano per la giustizia, la pace e l'uguaglianza non ti dimenticheranno mai.

venerdì 29 febbraio 2008

Pedro Luis Ferrer in-canta all'Avana



Il ritorno di Pedro Luis Ferrer con un concerto dal vivo tenuto presso il Centro Cultural Pablo de la Torriente Brau è stato sicuramente uno degli avvenimenti più graditi ai cultori della Nueva Trova Cubana. Il cantautore habanero, tornato dopo sette mesi di tournè in Spagna ed Europa (mi sono sembrati sette secoli, ha detto Ferrer) dove le sue esibizioni sono sempre più richieste, ha ripreso il contatto con i suoi numerosissimi ammiratori della sua amata terra. Questa attesisssima serata non ha deluso i numerosi presenti, malgrado la serata sia stata riservata agli invitati, coloro che hanno potuto assistere al concerto erano sicuramente molto più numerosi degli inviti visto che le terrazze dei palazzi che danno sul bellissimo giardino del Centro Cultural Pablo de la Torriente Brau erano affollate all'inverosimile.

Dopo aver esordito negli anni '60 con alcuni tra i più significativi gruppi musicali cubani, verso la metà degli anni '70 incide il suo primo LP in solitario. In seguito gira il mondo dando concerti in Polonia, Finlandia, Norvegia, Svezia, DDR, e Messico. Contemporaneamente approfondisce lo studio della chitarra interpretando opere di Leo Brouwer, Albèniz, Tàrrega e Bach. Negli anni 80 registra due LP mentre trascorre gli anni '90 in maniera artisticamente furtiva. Nel frattempo alcune sue interpretazioni diventano molto popolari. Lavora poi nel Conjunto Artistisco de las FAR in quel di Guantanamo e questa esperenza lo mette in contatto con il Changuì e altri generi musicali di questa regione orientale di Cuba. All'inizio degl 1999 inizia una serie di concerti negli Stati Uniti mentre più tardi realizza concerti in varie città spagnole. Negli ultimi anni, accompagnato da un quartetto acustico, ha registrato alcuni CD nel suo studio personale dando vita ad un genere musicale da lui chiamato Changuisa, una miscela del Changuì guantanamero ed i cori de clave de Sancti Spiritus. Dopo la presentazione di questi lavori nei primi mesi del 2007 al Teatro Amadeo Roldan, al Teatro Nacional e a Los Jardines del ICM, se ne va per sette mesi in Spagna, Francia ed Austria. Finalmente il suo attesissimo ritorno all'Avana con il concerto di cui sopra.

Durante il concerto ha pure recitatato alcune sue poesie, di seguito riporto il testo di quella che ritengo più significativa in quanto rispecchia in pieno la sua personalità di grandissimo artista, critico, amante della sua gente, del popolo cubano e della sua bellissima storia piena di amore, lotta ed immensa umanità.

Grazie Pedro Luis Ferrer per questa indimenticabile ed emozionante serata.




CANZONE DI FINE ANNO

Ora che permettono criticare:
Che belli sono i tuoi occhi, vita mia!
Mi piace il tuo modo di ballare
E la peculiarità della tua allegria.

Ora che permettono criticare:
Me ne vado al Malecon ed aspetto il giorno;
Voglio dedicarmi a riposare;
I fiori del giardino sono bellissimi...

Ora che permettono criticare:
esibisco un pantalone ed una camicia;
Abbiamo messo un'amaca nel portale
Ed un campanello che sembra una campana.

Ora che perfino il mondo vuole parlare
Ed è di moda l'urlo e la querela:
Le tue gambe, le vorrei divorare,
Il modo come cammini e ti siedi.

Ora che permettono:
La strada è piena,
le bugie ed i pettegolezzi,
Il cielo e le stelle.

Ora che permettono criticare:
Ho comprato un computer ed una pentola;
Il mio amico domadò tanto per cambiare:
La luna è rotonda e piacevole.

Pedro Luis Ferrer





martedì 19 febbraio 2008

GRACIAS COMANDANTE QUERIDO


Come ci si aspettava oggi il Presidente cubano Fidel Castro ha reso nota la sua rinuncia a ricoprire la carica di Presidente del Poder Popular. In un lungo messaggio al popolo cubano spiega le ragioni della sua rinuncia ma avverte chi crede che l’esperienza rivoluzionaria cubana sia giunta ad una svolta, che nulla cambierà nella straordinaria volontà del popolo cubano di essere artefice del proprio destino di indipendenza, libertà, giustizia e di continuare ad essere esempio per tutti gli uomini della terra che credono e lottano contro coloro che intendono dominare il mondo. L’immediata risposta del massacratore di popoli, il presidente Usa George W. Bush che ha detto che ha avuto inizio il cambiamento a Cuba, rimarrà solo uno dei suoi tanti slogan pieni di falsità ed ipocrisia. Milioni di persone in tutto il mondo si stanno sempre più rendendo conto che in nome della falsa “democrazia” e delle false “libertà” l’intera umanità è stata sottoposta ad ogni tipo di persecuzione, sempre più capi di stato si stanno rendendo conto che l’eroica lotta del popolo cubano in cinquant’anni di Revoluciòn hanno costituito l’unica vera resistenza al dominio incontrastato dei criminali che hanno schiavizzato l’intero pianeta. Il capitalismo è ormai giunto alla sua fase finale e sta dilapidando tutte le sue risorse per continuare ad esercitare un dominio che comunque non avrà futuro. Il futuro dell’umanità e del pianeta in cui viviamo non potrà che essere IL SOCIALISMO, unico sistema sociale e politico che può permettere uno sviluppo armonico dell’essere umano e del suo ambiente.
Per tutto questo a tutti gli uomini di pace e di progresso non resta che RINGRAZIARE IL COMANDANTE FIDEL CASTRO RUZ PER LA SUA IMMENSA OPERA RIVOLUZIONARIA, IL SUO CORAGGIO, LA SUA ETICA ED IL SUO INFINITO AMORE PER L’UMANITA’. Auguriamo Al Comandante che ancora per lunghi anni continui ad illuminarci dall’alto della sua straordinaria saggezza, inimitabile umanità ed amore per la vita.
HASTA SIEMPRE COMANDANTE!

mercoledì 13 febbraio 2008

TERRORISMO MEDIATICO-CI RISIAMO



Continua il terrorismo mediatico contro Cuba. In questi giorni ha fatto il giro di tutte le televisioni del mondo un video in cui si vedono alcuni studenti cubani che durante un incontro con Riccardo Alarcon de Quesada, presidente dell’Assemblea del Poder Popular, pongono alcune questioni definite “scottanti”. Si tratta di un fatto normalissimo che avviene in tutti i paesi del mondo, anzi, questo dovrebbe essere una clamorosa smentita per tutti coloro che per malafede, interesse o codardia, sostengono che a Cuba non esiste libertà di espressione. Il video in questione, trasmesso dalla televisione cubana, è stato ripresa dalla fin troppo famosa TV Martì che, lautamente finanziata dal governo Usa, trasmette dalla Florida 24 ore al giorno qualsiasi tipo di nefandezza per denigrare Cuba ed il suo governo. Ovviamente il filmato era parziale, riportava solo alcuni stralci delle domande degli studenti e delle risposte di Alarcon, ma l’arte della manipolazione non manca sicuramente ai “democratici” giornalisti di TV Martì. Anche la nostra Rai non si è fatta scappare l’occasione ed il TG2 diretto da quel campione del giornalismo che risponde al nome di Mauro Mazza, messo lì per i suoi indiscutibili meriti e non perché raccomandato da qualche partito di riferimento, lo ha mandato in onda due sere fa accompagnato da un commento vomitevole.
Anche i nostri giornali hanno fatto la loro parte ed “il più grande di tutti”, il Corriere della Sera, ha affidato a Rocco Cotroneo, inviato a Rio De Janeiro, il commento del fatto. Ovviamente da Rio quello che succede a Cuba si vede meglio e che Cotroneo sia un esperto di fatti cubani lo ha già dimostrato più volte. Di questo passo supererà Omero Ciai, l’esperto dell’Espresso che scrive di Cuba da Miami....
Ma la cosa non è affatto finita quì, voi che uno studente che si permette di fare certe domande ai dirigenti cubani la passi liscia? Eh no, altrimenti che dittatura sarebbe quella cubana! Ecco che allora viene diffusa la notizia che il giovane impertinente è finito in carcere, così il cerchio si chiude, in una dittatura non si può fare domande scomode e se qualcuno trova il coraggio di farlo viene incarcerato, torturato e fatto sparire. Se queste cose, anche se non ce lo dicono, sappiamo che avvengono quotidianamente nel paese “più democratico del mondo” e in tutti i regimi democratici da questi sostenuti, figuriamoci se non avviene sotto la ferocissima dittatura castrista!
Ma è veramente finito finito in carcere Elicèr Avila, il ragazzo che ha osato incalzare Alarcon de Quesada? Assolutamente no, Elicèr è andato in televisione, lo si vede nella foto, ed ha raccontato candidamente che fare domande ai dirigenti cubani è una prassi normale da parte degli studenti, che le intenzioni degli studenti sono tutt’altro che quelle di voler abbattere il socialismo ma al contrario di fortificarlo, che la famosa maglietta con la @ che portava al momento del dibattito con Alarcòn è la maglietta della facoltà di informatica in cui studia e non un simbolo di libertà come sostenuto dai media di tutto il mondo e che nessun studente è stato carcerato in Cuba, questo semmai avveniva prima della Revoluciòn. Scommettiamo che Mauro Mazza non manderà in onda il video di Elicèr che smentisce gli imbroglioni? La BBC, che prima aveva dato credito alla notizia dell'arresto dello studente, ora ha smentito tutto, saranno pure loro dei vili al servizio del capitale, ma almeno il coraggio di smentire quando è evidente che hanno preso una cantonata, loro ce l'hanno ancora.
Se i nostri mezzi di informazione fossero veramente liberi e non al servizio dei potenti che dominano il mondo e che spendono cifre astronomiche per manipolare la realtà e per condizionare le coscenze di miliardi di esseri umani, non sarebbe difficile raccontare qual’è la realtà di Cuba, la sua storia, le sue conquiste e la lotta che sta portando avanti per difendere la propria indipendenza e sovranità. E magari i nostri “democratici” inviati e direttori di telegiornali ci racconterebbero chi sono coloro che torturano, affamano, bombardano, tramano, rapinano, distruggono e si rendono responsabili delle atrocità che stanno distruggendo il pianeta e i suoi abitanti. Malgrado gli straordinari mezzi messi in campo per disinformare, nascondere e distorcere la realtà, la situazione è talmente drammatica che la presa di coscienza si fa sempre più strada tra le popolazioni del nostro sciagurato pianeta. Chissa se anche i Cotroneo, i Mazza, i Ciai e i tanti altri scellerati servi dei loro padroni prima o poi si renderanno conto delle tremende responsabilità di cui si stanno macchiando. Non è mai troppo tardi. Forse....

giovedì 7 febbraio 2008

Cuba, elezioni e democrazia


Il 20 gennaio 2008 i cubani sono stati chiamati alle urne per eleggere i 614 deputati al Parlamento ed i 1.201 delegati alle Assemblee Provinciali. Dopo la scelta dei candidati effettuata il novembre scorso dalle Assemblee Popolari, il Governo ha chiamato i cittadini al voto unito, che vuol dire votare compatti per tutti i candidati scelti dal popolo per evitare che nessuno non raggiunga il cinquanta per cento dei voti validi, condizione per essere eletti, e rimanga escluso.” El voto unido nos fortaleza”, “nessuno si deve sentire obbligato e può votare liberamente per uno o più candidati a seconda delle proprie preferenze” hanno sostenuto i rappresentanti del Governo e le maggiori autorità politiche, però “il voto unito ci fa più forti e ci permette di dimostrare al mondo intero ed al nostro poderoso nemico del nord che il popolo cubano è unito a sostegno della Rivoluzione e dei suoi dirigenti”.
Secondo quanto ci raccontano i nostri giornali “liberi e democratici” i numerosi dissidenti cubani che non aspettano altro che la fine della Rivoluzione non possono manifestare il proprio dissenso a causa della “feroce dittatura castrista” che reprime qualsiasi forma di dissenso. Quale miglior occasione per “i numerosi dissidenti” per astenersi dal voto e dimostrare i numeri del dissenso? Ma questo, secondo i nostri giornalisti “democratici”, non può avvenire a causa “delle persecuzioni” a cui sarebbero sottoposti coloro che non si recano alle urne. Certo che questi dissidenti oltre ad essere numerosi sono pure codardi, quali dissidenti non hanno nemmeno il coraggio di astenersi alle elezioni? Ma certo, la crudele repressione castrista...... Allora tutti a votare, però nel segreto dell’urna i dissidenti, seppur codardi possono esprimere il proprio dissenso in vari modi: votare in bianco, votare per candidati diversi da quelli prescelti, scrivere frasi che esprimono il proprio dissenso, scrivere insulti, augurare a Fidel una rapida dipartita, ecc.
Domenica 20 gennaio ho assistito alle votazioni, il seggio della mia “quadra” si trova presso l’ambulatorio medico ed ha aperto alle sei della mattina, due giovani chiedevano i documenti e registravano l’avvenuto voto dopo che il cittadino aveva inserito le sue schede nelle urne ed i due pionieri che stavano al fianco delle stesse pronunciavano la frase “Votò”. Già dalle prime ore del mattino si sono create code fuori dagli oltre 38.000 seggi e i primi dati affluiti al Ministero registravano che alle due del pomeriggio avevano votato oltre l’85 per cento degli aventi diritto. Alle sei della sera alla chiusura dei seggi la percentuale dei votanti è risultata superiore al 95 per cento. Un risultato straordinario ma sicuramente dovuta alla repressione castrista che intimorisce i cubani. Anche se io ho potuto osservare che i cubani si sono recati al voto senza alcun timore e senza nessun tipo di pressione che non fosse la chiamata del Governo a dimostrare a tutto il mondo l’unità del paese, sicuramente la repressione esiste perché se lo dicono i nostri giornalisti “liberi e democratici” non ci possono essere dubbi.... Se la paura della repressione ha portato i cubani alle urne, le schede dimostreranno sicuramente che la popolazione non ne può più del regime repressivo e sfogherà tutto il proprio dissenso. Grazie alla mia ingenuità non mi sono accorto delle costrizioni messe in atto per obbligare i cubani alle urne ma l’alto numero di schede bianche ed annullate mi apriranno gli occhi quando domani verranno resi noti i risultati.
Il lunedì mattina appena sveglio accendo la radio e preparo la mia Nikon D50 per scendere in strada a fotografare i dissidenti che forti del responso elettorale finalmente avranno trovato il coraggio per scendere in strada e dare inizio al tanto sospirato cambio di regime. Radio Reloj trasmette in continuazione le ultime notizie, attendo ansioso che parli dei risultati delle elezioni. L’attesa è breve, el locutor legge i numeri forniti dal Ministero, i dati non sono ancora definitivi ma si può dare per certo che i votanti sono stati 8.320.832 ed hanno superato il 96 per cento degli aventi diritto, il voto unito ha riportato più del 91 per cento mentre le schede bianche sono state di circa il 3,7 per cento e le nulle l’uno per cento! Beh, questo lo dice Radio Reloj, lo dicono pure le altre radio, tra poco lo dirà il telegiornale e lo diranno pure i giornali di regime, ma sicuramente sono dati falsi e la realtà è ben diversa. Visto che alle elezioni oltre all’ingenuo sottoscritto hanno assistito anche numerosi smaliziati rappresentanti della stampa internazionale, mi reco al più vicino internet point per vedere cosa riportano le agenzie. Per evitare di essere influenzato dai giudizi di parte, i giornali di destra sosterranno una tesi, quelli di sinistra un’altra, decido di visitare i siti delle più importanti Agenzie di Stampa, saranno pure loro di parte ma solitamente sono più credibili della stampa politicamente schierata. La sorpresa mi coglie completamente impreparato, le varie Agenzie confermano i dati che ho appena ascoltato e sostengono che le elezioni si sono svolte in un clima tranquillo e senza nessun incidente, di atti di repressione nemmeno l’ombra! Ma allora dove sta l’inganno sfuggito perfino agli espertissimi giornalisti delle Agenzie di Stampa internazionali? Vuoi vedere che pure loro sono stati aggirati dalla furbizia di Fidel Castro e dei suoi accoliti? Esco dall’internet point con questo dubbio impertinente che mi spinge a far lavorare il cervello e cercare di capire dove si nasconde il trucco, la mia mente si mette al lavoro e dopo avere ripassato tutti gli avvenimenti che mi hanno visto coinvolto in questa avventura, finalmente arrivo alla soluzione dell’enigma. Il Comandante en Jefe si è ancora una volta beffato del mondo intero, la sua mente raffinata ha escogitato uno stratagemma infallibile per costringere i cubani a votare in massa “para todos”. Chi pensava di vedere poliziotti intimorire i cubani fuori e dentro i seggi, per le strade, dentro le case a scovare coloro che non si recano alle urne, non si è reso conto di chi ha veramente condizionato il voto dei cubani: i pioneri di dieci anni che custodivano le urne! Provate voi a votare in un seggio custodito da pionieri inflessibili che ti controllano quando entri e consegni i documenti, ti seguono con lo sguardo mentre entri nella “gabina”, per dirla alla Bossi che qui ha molti seguaci, e ti fissano inflessibili quando esci ed infili le schede nelle urne e pronunciano il loro “Votò” solo se sono certi che non hai sgarrato!!!!
Tornato a casa mi chiedo chi avrà inviato questa volta il Direttore di Liberazione a vigilare sulle elezioni cubane, ma sono certo che se anche ha mandato la Nocioni*, nemmeno lei sarà riuscita a scoprire l’arcano, quel filibustiere di Fidel, più invecchia più si fa furbo e perfido....
* Inviata all’Avana lo scorso anno dal Direttore di Liberazione, scrisse un articolo che sollevò le proteste di numerosi lettori del quotidiano “comunista”. Nell’articolo scrisse che aveva incontrato solo giovani che volevano scappare da Cuba, che la popolazione odiava Fidel, che le case dell’Avana stavano crollando una dopo l’altra e che sotto le macerie molti perdevano la vita, e altre amenità del genere. Il sottoscritto scrisse al Direttore esprimendo il proprio sdegno ed offrendosi per accompagnare la Nocioni a rifare lo stesso viaggio per riportare a quattro mani quanto visto. Non ho mai ottenuto risposta.... però in cambio il Direttore di Liberazione ha visto aumentare in maniera vertiginosa gli inviti a partecipare ai salotti televisivi. E la Nocioni? Sicuramente l’aspetta una folgorante carriera, simile a quella di molti ex giornalisti di “sinistra”....

P.S. dopo alcuni giorni di dubbi ho deciso che forse il sottoscritto non è tanto ingenuo, che i nostri giornalisti “liberi e democratici” non lo sono poi così tanto e che forse è meglio che torni a dare il mo contributo per diffondere alcune verità che aiutano a capire meglio come vanno realmente le cose. Visto che ho appena finito di leggere l’interessante libro di William Blum “Il libro nero degli Stati Uniti” ho deciso di pubblicare a puntate sull’altro mio blog (wwwmondolibero.blogspot.com) un sunto degli eventi magistralmente descritti dall’ex funzionario del dipartimento di Stato degli Usa nel suo documentatissimo testo.